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Landini in Puglia: «Per l’ex Ilva serve lo Stato». A Bari affrontati anche i nodi Natuzzi e Stellantis

«Senza un intervento diretto pubblico oggi si rischia di far saltare quello che rimane dell’ex Ilva» sono le parole che Maurizio Landini, segretario generale Cgil ha detto nell’ambito dell’assemblea nazionale della Fiom che si è tenuta ieri a Bari. «C’è bisogno di un intervento pubblico sia in Italia che in Europa e di un piano straordinario di investimenti».

Ferma la posizione del segretario generale che ha indicato quale può essere la soluzione per ridimensionare la grande vertenza in atto degli ex lavoratori della fabbrica d’acciaio ora gestita da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. «Lo diciamo da almeno quindici anni che per salvare il sistema industriale, a partire dall’ex Ilva, serve l’intervento pubblico, fino ad ora sono stati persi anni e soldi e oggi ci troviamo di fronte ad un rischio molto concreto», ha rimarcato il segretario della Cgil.
La crisi Natuzzi
Landini ha affrontato anche la vertenza Natuzzi «una situazione non nata ora che si aggrava con lo spettro della delocalizzazione. Fare politica industriale significa continuare a produrre in Italia. Il nostro sistema industriale si è indebolito a causa della globalizzazione, all’estensione delle cosiddette catene di valore invece abbiamo bisogno di riportare in Italia, in Europa tutte le attività e le produzioni che si fanno per poter investire sulla qualità del lavoro. Che tutti si impegnino a far cambiare idea all’azienda affinché continui ad investire sul nostro territorio». Infine l’annuncio di Landini «a fine settimana lanceremo una proposta di legge di iniziativa popolare che ha come obiettivo temi importanti come aumentare la spesa sanitaria nel nostro Paese».

Gli altri temi

Altra questione spinosa affrontata quella di Stellantis. Michele De Palma, segretario generale Fiom Cgil ha commentato: «Un primo passo, è la convocazione al Mimit ma credo che per la vicenda ex Ilva e Stellantis bisogna andare direttamente a Palazzo Chigi e dalla presidente del Consiglio. Non è più tempo di dossier che muoiono su tavoli del ministero, abbiamo bisogno che i problemi vengano risolti». E sempre De Palma ha annunciato «oggi si apre una vertenza nazionale sull’industria e vogliamo costruirla con tutte le altre organizzazioni sindacali e i cittadini perché con il presente è in gioco anche il futuro del nostro Paese».

La scelta di Bari per l’assemblea nazionale perché «qui al Sud ci sono straordinarie qualità e competenze a partire dai giovani che potrebbero determinare il valore aggiunto per colmare il gap tecnologico dell’Europa e dell’Italia rispetto alle industrie di altri Paesi come Stati Uniti e Cina. Questo è possibile grazie ad un piano straordinario per l’industria». Sul settore metalmeccanico aggiunge «è ad un passo dal collasso economico. Dal 2008 ad oggi oltre centomila posti di lavoro sono andati persi e nei primi mesi del 2026 le ore di cassa integrazione corrispondono a 132 mila lavoratori a rischio». E poi uno sguardo alla reindustrializzazione e alla doppia transizione, De Palma sottolinea «non sono solo obiettivi economici ma scelte sociali e politiche per ricostruire capacità produttiva, autonomia e qualità del lavoro altrimenti l’Italia rischia di perdere la sua sovranità industriale».

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