C’è un angolo di Giovinazzo che per decenni è rimasto sotto gli occhi di tutti senza che nessuno ne interrogasse davvero la storia. Una presenza silenziosa, familiare, quasi data per scontata. È la fontana dedicata al Cantico delle Creature di San Francesco, nell’ex Parco Scianatico – oggi Villa Spada – luogo nato per i dipendenti delle acciaierie e parte integrante della memoria industriale della città. Oggi quella fontana torna a parlare, e lo fa grazie allo sguardo attento e ostinato di Angelo Colamaria.
Un legame personale
Consulente aziendale, con una formazione artistica alle spalle e una passione mai sopita per l’arte e la fotografia, Colamaria incarna una figura sempre più rara: il cittadino che si prende cura della propria città non per incarico, ma per appartenenza. «Mio padre lavorava alle Ferriere, io sono cresciuto lì accanto. In quel parco ci ho giocato da bambino, anche quando era chiuso scavalcavo per entrarci. Quella fontana mi ha sempre affascinato, perché è bellissima», racconta. Un legame affettivo che precede di molto la consapevolezza storica.
La scoperta
La svolta arriva quasi per caso, attraverso la fotografia. Frequentando la Fondazione Angelo Cesareo e la sua sede di Ruvo di Puglia, intitolata al «Cantico», Colamaria decide di realizzare un omaggio visivo: una fotografia della fontana omonima. È in quel momento, osservandola da vicino, che insieme alla moglie individua una firma, un segno riconoscibile. «Quando ho visto il logo ho capito che era qualcosa di importante. Era quello degli Spizzico». Da lì prende avvio un’indagine che porta a una scoperta di grande rilievo: l’opera è stata realizzata nel 1964 dalla bottega delle Ceramiche Spizzico, fondata dai fratelli Francesco e Raffaele, protagonisti di primo piano del Novecento artistico pugliese e nazionale. L’attribuzione viene confermata dall’architetto Gianvito Spizzico, erede e custode della memoria della bottega. Colamaria ricostruisce così un contesto più ampio, che include le decorazioni in ceramica un tempo presenti all’ingresso delle ferriere, oggi demolite: «L’architetto Spizzico mi ha riferito che a decorazione della palazzina uffici delle Acciaierie e Ferriere Pugliesi erano posizionate alcune formelle in ceramica. Presumiamo di dover inoltre attribuire agli Spizzico la decorazione, quasi certamente in ceramica, che sovrastava l’ingresso».
Una responsabilità civile
La scoperta non resta confinata all’ambito specialistico. Colamaria sceglie di renderla pubblica, di condividerla con la città, assumendosi una responsabilità civile oltre che culturale. «Non mi sta bene trattare con sufficienza la cosa pubblica, soprattutto quando è bella e ben fatta. Va valorizzata, messa al centro della nostra vita». Da qui l’auspicio concreto: il vincolo di tutela, il restauro, la restituzione alla comunità. Nel suo racconto, la fontana permette di leggere la storia di Giovinazzo, «in piccolo, una vicenda simile a quella di Taranto». Un passato che ha dato molto e che ancora interroga il futuro. «Io spero che attraverso il bello della cultura e dell’arte, da questo piccolo esempio, la città possa trarre energia, entusiasmo, ottimismo». La vicenda della fontana del Cantico non è una scoperta artistica ma anche una lezione civile: dimostra come la tutela del patrimonio non nasca soltanto dalle istituzioni, ma da cittadini consapevoli, capaci di riconoscere ciò che hanno ereditato e di pretenderne la cura.









