I comuni dell’Alta Irpinia fanno fronte comune contro il passaggio della gestione idrica dall’Acquedotto Pugliese (Aqp) ad Alto Calore Servizi. La maggior parte dei tredici enti coinvolti ha già deliberato formalmente l’opposizione al trasferimento previsto dalla legge regionale campana entro il 31 dicembre 2025. Le delibere, già approvate in diversi consigli comunali, saranno pubblicate sui siti istituzionali a partire da martedì, mentre altri comuni stanno completando l’iter amministrativo in itinere entro questa settimana. Tra i municipi che hanno espresso la propria contrarietà figurano Calitri, Monteverde, Lacedonia, Aquilonia, Bisaccia, Vallata, Conza della Campania, Andretta, Morra De Sanctis, Cairano e altri centri dell’area interna, accomunati dalla richiesta di restare collegati ad Acquedotto Pugliese, ritenuto più affidabile ed efficiente.
La precisazione
A chiarire le motivazioni della protesta è il sindaco di Calitri, Michele Di Maio, che punta il dito contro le criticità strutturali dell’Alto Calore Irpino. «La nostra opposizione – spiega – nasce dall’efficienza della rete, dalla cattiva manutenzione, dalla lentezza degli interventi in caso di interruzione del servizio e, soprattutto, dalle bollette troppo alte». Secondo il primo cittadino, il confronto con Aqp è netto: «Acquedotto Pugliese è velocissimo nelle riparazioni, garantisce continuità del servizio ed è molto più economico».
Dall’altra parte
Dal fronte pugliese, la vicenda viene letta come una decisione imposta dall’alto, che rischia di produrre più problemi che benefici. Acquedotto Pugliese rappresenta da anni un modello di gestione pubblica capace di assicurare investimenti e stabilità anche in contesti complessi. Il timore, condiviso dai sindaci irpini, è che il passaggio ad Alto Calore, ancora segnato da una fase di fragilità gestionale, possa tradursi in disservizi e aggravi tariffari per cittadini e imprese. La questione, però, va oltre il semplice cambio di gestore. Si intreccia con la crisi strutturale delle aree interne del Mezzogiorno, dove l’accesso a un servizio idrico efficiente è una condizione imprescindibile per lo sviluppo. Senza acqua non c’è industria, senza industria non c’è lavoro e senza lavoro lo spopolamento diventa una prospettiva sempre più concreta. Una sfida che chiede ascolto, programmazione e scelte condivise, non imposizioni amministrative.