Un fenomeno silenzioso, ma sempre più evidente, sta interessando, negli ultimi tempi, la zona dei “Trulli e del Barsento”, estendendosi progressivamente a vaste aree della Valle d’Itria.
Si registra, infatti, un incremento significativo di acquisti immobiliari da parte di investitori stranieri, con capitali provenienti prevalentemente dall’estero e, in modo particolare, dalla Polonia.
Operazioni che attirano l’attenzione non tanto per il numero, quanto per le modalità con cui vengono concluse. Secondo quanto emerge da ambienti vicini al settore immobiliare, bancario e notarile, molte compravendite avverrebbero senza lunghe trattative sul prezzo, con accettazione pressoché immediata delle richieste avanzate dai venditori. Un dettaglio che alimenta interrogativi sulla reale finalità degli investimenti, soprattutto quando si tratta di appezzamenti di terreno agricolo isolati o di manufatti sottoposti a stringenti vincoli paesaggistici.
In numerosi casi, infatti, gli immobili acquistati ricadono in aree dove non è consentita alcuna edificazione o dove le possibilità di intervento sono estremamente limitate. Terreni sui quali, di fatto, non è possibile realizzare nuove strutture né avviare attività produttive rilevanti, rendendo poco chiaro il ritorno economico dell’investimento.
È proprio questo elemento a far emergere sospetti sulla possibile origine dei capitali impiegati. L’ipotesi, tutta da verificare, è che dietro alcune di queste operazioni possano celarsi tentativi di riciclaggio internazionale di denaro proveniente da attività illecite, attraverso investimenti immobiliari apparentemente innocui ma utili a “ripulire” flussi finanziari.
Al momento non risultano indagini ufficiali, ma il fenomeno è osservato con crescente attenzione. In un territorio fragile e di grande valore paesaggistico, la trasparenza delle operazioni economiche diventa un tema centrale per la tutela del patrimonio e della legalità.










