Concluso positivamente, tra ricorsi e controricorsi l’iter autorizzativo, è ormai chiaro che, per quanto riguarda la realizzazione dell’inceneritore nell’area Asi di Bari Modugno, centrale è diventato il punto delle cosiddette «perle vetrose».
Si tratta di materiale inerte, addirittura riutilizzabile in edilizia, come sostiene la società, oppure di «rifiuto da rifiuto», come ritengono le associazioni ambientaliste che hanno promosso una petizione presso l’Unione Europea per bloccare l’impianto? Rispondendo a un’interrogazione a dicembre del 2022, il commissario Ue per l’Ambiente Sinkevičius spiegava che «la direttiva quadro sui rifiuti stabilisce disposizioni secondo cui i rifiuti possono cessare di essere tali a determinate condizioni; non esistono criteri a livello dell’Ue per la cessazione della qualifica di rifiuto per il vetro proveniente dal processo termico descritto».
Tradotto: non siamo di fronte a un caso di «end of waste» ossia di conclusione del ciclo dei rifiuti, filosofia alla base del progetto, decisiva per il parere favorevole della prima autorizzazione regionale, ma di un impianto che, a seguito dell’ossicombusione, produrrebbe altri scarti da smaltire, ossia proprio le «perle di vetro». Nella stessa direzione anche i pareri di Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e Arpa (Agenzia regionale per l’ambiente), citate in vari ricorsi.
«Si ritiene necessario valutare – si legge nel documento della prima – il comportamento sul lungo periodo delle perle vetrose per gli utilizzi individuati dal proponente e definire le condizioni ambientali da rispettare per ciascuno degli utilizzi previsti. Inoltre, si evidenzia che non sono stati forniti elementi sufficienti per stabilire che l’utilizzo della sostanza o dell’oggetto non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana».
Ancora più netta la presa di posizione dell’Arpa: «Non si può ritenere in assoluto costante la composizione delle perle vetrose. Dalle analisi XRT, infatti, è evidente che, sebbene vi sia una componente maggioritaria abbastanza costante, la componente minoritaria presenta una forte variabilità che non si può escludere possa incidere sulle caratteristiche meccaniche, fisiche e chimiche delle perle vetrose».
«Anche le analisi per la determinazione dei metalli rilasciati dopo mineralizzazione con acidi – concludono le osservazioni – evidenziano una forte variabilità, soprattutto per i parametri manganese, zinco, nichel, rame, cromo totale, bario, vanadio; pertanto non si ritiene allo stato ambientalmente compatibile l’utilizzo delle perle vetrose per opere di ingegneria civile e recuperi ambientali proposti». Verrebbe meno, allora, la stessa filosofia del progetto. Pareri fondamentali anche per la petizione Ue che potrebbe bloccare l’impianto.