«Continuiamo a bruciare rifiuti quando dovremmo provare a produrne meno». Così Massimo Blonda, ricercatore Cnr ed ex direttore scientifico di Arpa Puglia, boccia senza mezzi termini il progetto dell’impianto «Newo» che sovrebbe sorgere nella zona Asi di Bari-Modugno.
Prima di tutto, cosa pensa di questa tecnologia chiamata ossicombustione che, come evidenzia la Newo, è stata riconosciuta come Best available tecniques dall’Ue?
«Una qualifica a livello europeo oggi è più un punto a sfavore che a favore. L’Ue sta certificando tante cose nel nome della cosiddetta bioeconomia. Più che una mia opinione, tuttavia, a questo proposito fanno testo i pareri dell’Arpa. All’epoca ero nel Comitato tecnico sui rifiuti della Provincia di Bari, che decise di affidare all’agenzia regionale per l’ambiente il monitoraggio costante delle emissioni di questa nuova tecnologia nell’impianto sperimentale di Gioia del Colle. In base a quei report veniva rilevata soprattutto l’incostanza processuale sulle emissioni. In sostanza, l’Arpa bocciò la tecnologia e lo stesso fece la Asl successivamente, tanto da bloccare l’impianto».
Il punto centrale oggi sembra essere quello delle “perle vetrose”. Ci spiega cosa sono? Sono pericolose?
«Sono ceneri prodotte da questa combustione ad alta temperatura e alta pressione che utilizza ossigeno puro. Questo processo di per sè dovrebbe evitare la formazioni di ossidi di azoto e altri inquinanti, ma ciò non accade. Il prodotto sono queste gocce che, raffreddandosi e solidificandosi, continuano a contenere in maniera molto concentrata tutta la parte dei metalli non espulsi tramite i camini».
Sono pericolose?
«Per poterlo dire bisogna seguire la procedura Reach che impone l’Ue. Se fosse considerato un rifiuto da smaltire non varrebbe il principio base su cui si fonda lo stesso impianto. Per dirlo servirebbero dei test di rilascio molto seri. Resta poi un problema di fondo: bruciare qualsiasi cosa, che sia rifiuto o meno, è uno spreco e non fa parte di quell’economia circolare di cui fa parte la natura. Noi siamo natura e la natura ha un riciclo perfetto: non produce nessun rifiuto e soprattutto non li brucia. La combustione è sbagliata dal punto di vista degli equilibri di sostenibilità. Fa solo l’interesse di privati che quegli impianti li devono gestire e che quindi, probabilmente, smaltiranno anche rifiuti provenienti da fuori regione. Dovremmo concentrarci nel provare a produrne meno».
Ci sono vicino aziende che producono, cibo per mense ospedaliere o si occupano di lavanderia industriale per il settore sanitario.
«Se l’impianto fosse davvero utile, staremmo a discutere dove collocarlo? Nessuna localizzazione mi sembra idonea per un impianto del genere».