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«Il Mediterraneo sia un mare di pace»: il cardinale Zuppi a Bari rilancia la sfida del dialogo e ascolta i giovani

L’occasione è stato l’incontro nazionale delle presidenze diocesane e delle delegazioni regionali dell’Azione Cattolica, intitolato “Orizzonti mediterranei

«Il Mediterraneo sia un mare di pace»: il cardinale Zuppi a Bari rilancia la sfida del dialogo e ascolta i giovani
(foto Ansa)

Il Mediterraneo non può continuare a essere teatro di divisioni e tragedia, ma deve ritrovare la sua vocazione originaria: uno spazio di «incontro, cultura, amicizia e arricchimento reciproco, non solo di scontro». Da Bari, storicamente crocevia tra Oriente e Occidente, il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), ha lanciato un forte appello alla pace e alla responsabilità collettiva.

L’occasione è stato l’incontro nazionale delle presidenze diocesane e delle delegazioni regionali dell’Azione Cattolica, intitolato “Orizzonti mediterranei. Abitare la fraternità per una cultura del dialogo”. Un appuntamento al centro dell’agenda ecclesiale e civile che ha richiamato nel capoluogo pugliese delegati da tutta Italia per confrontarsi sulle sfide geopolitiche, sociali e umane del Bacino del Mare Nostrum.

La sfida del cambiamento e il ruolo dei cristiani

Nel suo intervento, il presidente dei vescovi italiani ha esortato l’associazione e la comunità dei fedeli a non cedere alla rassegnazione di fronte alle crisi del nostro tempo, spronando ad agire con coraggio per trasformare la realtà.

«Il compito dei cristiani è individuare con chiarezza i problemi, sapendo che non solo si possono affrontare, ma si devono risolvere — ha sottolineato il cardinale Zuppi —. Bisogna cambiare le cose guardando al futuro, proprio con lo spirito e la determinazione che caratterizzano l’Azione Cattolica».

Il passaggio più profondo ed empatico del discorso di Zuppi è stato dedicato alle nuove generazioni, chiamate a essere protagoniste dirette delle dinamiche sociali e civili, superando la solita retorica istituzionale.

«L’altro giorno una ragazza mi ha detto: “Quand’è che la piantate di dire che siamo il futuro? Noi siamo il presente”. Ecco, questo qualche volta non lo abbiamo capito fino in fondo — ha rivelato con candore il presidente della Cei —. Il nostro auspicio e il nostro dovere morale devono essere quelli di lasciare ai giovani un mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato».