L’entrata in funzione del price cap sui carburanti venduti dalle compagnie petrolifere più grandi, sul suolo italiano, ha scatenato la corsa al rifornimento in diverse città. La misura, introdotta da Eni ed Enilive (e seguita da Ip), fissa un tetto massimo ai prezzi del self service: 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio. Concepita in correlazione all’agevolazione fiscale sulle accise, l’iniziativa durerà inizialmente trenta giorni, con la possibilità di una proroga fino a fine anno.
Fin dalle prime ore di questa mattina si sono registrati assalti ai distributori: a Napoli, la risposta degli automobilisti è stata immediata. Un punto vendita ha erogato oltre duemila litri di carburante in sole tre ore e mezza, esaurendo temporaneamente le scorte. File di auto si sono formate anche a Bologna, mentre a Torino e in Lombardia la situazione è apparsa più fluida, pur con un flusso costante di veicoli in attesa per approfittare delle tariffe calmierate. A Milano si segnala anche l’impatto di Ip, che in alcuni impianti ha raggiunto cifre persino inferiori al tetto.
Non mancano tuttavia le reazioni polemiche. Se la misura garantisce un sollievo immediato ai consumatori, Assopetroli-Assoenergia lancia l’allarme sul rischio di uno squilibrio competitivo a danno degli operatori indipendenti, privi dello stesso margine di manovra sulle forniture all’ingrosso. Federconsumatori esprime a sua volta un giudizio cauto: pur apprezzando il calo, l’associazione evidenzia come le compagnie abbiano accumulato per mesi ampi margini grazie ai sovrapprezzi medi registrati dall’inizio del conflitto.
