Un addio rumoroso, affidato ai social, che ridisegna la geografia del centrodestra pugliese. Rossano Sasso, deputato barese ed ex sottosegretario all’Istruzione, lascia la Lega. Una decisione maturata «dopo mesi di riflessioni» e che segna la fine di una militanza durata dodici anni, iniziata nel 2014 quando fondò il movimento di Matteo Salvini al Sud tra «difficoltà, aggressioni dei centri sociali e derisioni».
Le ragioni dello strappo sono squisitamente politiche. Sasso parla di un «dissenso» insanabile con un gruppo che non sente più suo. «Quel progetto politico rivoluzionario, identitario e sovranista, che ho avuto l’onore folle di guidare, oggi per me non esiste più», scrive il deputato. Nel mirino c’è la nuova linea del partito, accusata di essere diventata troppo accondiscendente su temi etici cruciali. Sasso cita esplicitamente i «pericoli dell’ideologia gender nelle scuole», una sua battaglia storica, lamentando che oggi le istanze degli attivisti LGBT vengano recepite «in ben due manifesti programmatici di esponenti apicali del partito».
Non c’è spazio per le polemiche personali con Matteo Salvini, al quale Sasso esprime gratitudine («l’unica persona a cui sarò sempre grato»), ma la strada si divide. Rifiutando una scelta di «convenienza» che gli avrebbe garantito una ricandidatura sicura, Sasso cita Ezra Pound e D’Annunzio («Memento audere semper») per annunciare il suo futuro: «Lascio un partito di Governo per inseguire un sogno. Scelgo di seguire il Generale Roberto Vannacci nella sua battaglia identitaria e sovranista».