La storia di Igor Protti e quella di Bari sono indissolubilmente legate. A raccontare il percorso barese dello “zar” è stato Michele Salomone, storica voce radiofonica biancorossa, nel libro «Bari ti amo! Parola di Zar», una biografia che ripercorre le tappe più significative dell’esperienza biancorossa dell’ex bomber. Lo abbiamo intervistato per approfondire la nascita del volume e il significato di un legame che sarà celebrato ancora una volta questa sera.
Lei ha seguito da vicino gli ultimi mesi di vita di Igor Protti. Come ha saputo della sua malattia?
«Conobbi della sua malattia poco dopo che lui la scoprì, ma mantenni il massimo riserbo fino a quando non fu lui stesso a renderla pubblica. Dovevamo incontrarci a fine maggio 2025 per iniziare a lavorare a un libro sulla sua esperienza a Bari. Mi chiamò pochi giorni prima e mi disse che avrebbe dovuto sottoporsi ad ulteriori accertamenti. In quel momento non aveva ancora la certezza di ciò che sarebbe emerso e, soprattutto, non immaginava quello che sarebbe accaduto».
Come nasce l’idea del libro?
«L’idea nacque il primo aprile dello scorso anno, durante una sua visita a Bari per il film sulla sua vita (Igor – L’eroe romantico del calcio, Ndr). Gianni Morisco gli propose di scrivere un libro e lui accettò subito dicendo che preferiva concentrarsi sui 4 anni vissuti a Bari, quelli culminati con il titolo di capocannoniere della Serie A. Era un progetto a cui teneva moltissimo».
Come ha affrontato la malattia?
«All’inizio era fiducioso. Pensava di poterla superare. Poi, con il passare dei mesi, si rese conto della realtà. Nonostante tutto ha affrontato ogni fase con grande dignità e lucidità. Arrivò persino a lasciare indicazioni precise per ciò che sarebbe dovuto accadere dopo la sua morte. Fu una sua volontà che le ceneri passassero dagli stadi di Livorno e Rimini e arrivassero poi al “San Nicola”. Questo dice molto del suo rapporto con Bari».
L’ondata di affetto della città l’ha sorpresa?
«No, perché tra Bari e Protti è sempre stato un sentimento reciproco. Protti era profondamente innamorato di Bari. Lo dimostrano le sue volontà finali, ma anche tutto ciò che aveva fatto negli anni. Ogni volta che veniva invitato per un evento benefico o una manifestazione legata alla città rispondeva sempre presente. Credo che nel suo cuore Bari occupasse un posto speciale, probabilmente il primo».
Molti tifosi avrebbero voluto intitolargli l’intero stadio e non soltanto la curva Nord. Cosa ne pensa?
«Capisco entrambe le posizioni. È vero che Protti apparteneva a tutto il popolo biancorosso e veniva applaudito da ogni settore del “San Nicola”. Però credo che la curva Nord rappresenti comunque un riconoscimento importante. È il settore verso cui correva dopo molti dei suoi gol».
Qual è il ricordo più forte che conserva di lui?
«Ho avuto modo di conoscere non solo il campione, ma soprattutto l’uomo e per questo dico la sua straordinaria umanità. Lo dico con convinzione: lo spessore umano di Igor Protti era persino superiore a quello sportivo. E stiamo parlando di un calciatore che ha vinto la classifica marcatori della Serie A con una squadra retrocessa, un’impresa probabilmente irripetibile nel calcio. Ma ciò che lo rende unico è la persona che era. Generoso, autentico, leale».
Esisterà mai un altro Protti per Bari?
«Me lo auguro, perché significherebbe vedere il Bari raggiungere traguardi importanti. Però è difficile immaginare qualcuno capace di lasciare lo stesso segno. Protti non è entrato soltanto nella storia del club, è entrato nel cuore della gente. E quando accade questo, il ricordo diventa eterno».
