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Igor Protti, Cacciapuoti: «Introverso e riservato, un gentiluomo prestato al calcio» – L’INTERVISTA

L’amico di una vita, diventato come un fratello. È Alfonso Cacciapuoti, l’uomo al quale Protti ha affidato l’ultimo desiderio

Igor Protti, Cacciapuoti: «Introverso e riservato, un gentiluomo prestato al calcio» – L’INTERVISTA

L’amico di una vita, diventato come un fratello. È Alfonso Cacciapuoti, l’uomo al quale Protti ha affidato l’ultimo desiderio prima di congedarsi per sempre. È infatti lui a coordinare tutte le celebrazioni in programma questa sera al «San Nicola», dove sono attese le ceneri dell’ex bomber. Sullo sfondo un legame indissolubile, che batte in un cuore pieno d’amore incondizionato.

Com’è nata l’amicizia con Igor Protti?

«È iniziata la sera in cui il Bari fece rientro in Puglia dopo il ritiro a Mezzano di Primiero. Fu Joao Paulo a presentarmelo. Appena conosciuti gli feci da guida, lo portai in giro per fargli scoprire la città e subito se ne innamorò. Una volta in albergo, ci siamo scambiati il numero di telefono».

Aspettò molto prima di ricevere la prima telefonata?

«No. Immagini che mi chiamò il mattino seguente per chiedermi se potessi accompagnarlo al campo di allenamento, perché non sapeva come arrivare sul posto. Da quel momento seguirono una serie di cene e da lì nacque un’amicizia che si è consolidata negli anni, anche tra le nostre famiglie. Fu lui che mi volle suo testimone di nozze, proprio per il legame che si era instaurato anche tra le nostre famiglie».

Come ha vissuto questo rapporto così profondo?

«Ero il suo punto di riferimento a Bari. È anche per questo motivo che ha chiesto a suo figlio di affidarmi le ultime volontà affinché organizzassi un ultimo giro di campo insieme ai suoi familiari. Ed è proprio in virtù del nostro legame che Igor ha invitato Michele Salomone a dedicare un capitolo della sua biografia a me e a Sandro Tovalieri».

Che eredità le lascia?

«Un’eredità pesante, bellissima e di cui vado molto fiero. Mi creda, so di rappresentare Igor in questo momento e cercherò di farlo nel miglior modo possibile. Questa è una delle ragioni per le quali gli stessi familiari mi hanno definito “uno di famiglia”».

Si aspettava che toccasse a lei eseguire le ultime volontà di Protti?

«Francamente no. Ma so che il suo ultimo desiderio quando era ancora in vita fosse di portare a Bari i suoi nipoti, per far conoscere anche a loro l’amore che Bari ha per lui. Purtroppo oggi sarò costretto a farlo io, ma sotto un’altra forma».

Qual è il ricordo più fulgido?

«Ce ne sono tantissimi. Se devo sceglierne un paio penso alle sue telefonate la domenica mattina, mentre si viaggiava in trasferta, per sapere se fossimo arrivati. Ricordo con affetto anche le sue maglie lanciate verso la curva quando il Bari vinceva».

C’è una confidenza che si può rivelare senza tradire il suo profondo legame con Protti?

«In realtà no. Ci siamo sempre detti tutto. Abbiamo sempre avuto un rapporto bellissimo, in piena trasparenza, che non era solo legato al calcio».

Bari e Livorno, due città completamente mobilitate per celebrare Igor, e attestazioni di stima e affetto da tutta Italia. L’avrebbe immaginato?

«Sì. Parliamo di un personaggio che ha fatto tanto nel calcio e anche fuori dal rettangolo verde. Lo definisco un gentleman prestato al mondo del calcio».

Si è mai chiesto il perché nonostante numeri quasi ineguagliabili Igor non sia mai stato chiamato in Nazionale?

«Certo. A causa del suo carattere introverso. Aspettava una chiamata anziché farla per muovere i fili. Amava essere considerato. Non l’avrebbe mai fatto per apparire. È sempre stata una persona molto riservata».

E sui baresi, le ha mai confidato qualcosa?

«Che li amava tantissimo e che li avrebbe amati per sempre. Ha sempre dimostrato questo. Non a caso ha scelto Bari come ultima tappa del suo percorso».