Enzo Augusto, avvocato giuslavorista di Bari, è stato il portavoce del «Comitato avvocati per la Costituzione e per il no» all’ultimo referendum sulla giustizia.
Avvocato, chiariamo subito, ma «Bella ciao» è di destra o di sinistra, per dirla alla Gaber?
«Di destra non è sicuramente. Diciamo che è diventata un po’ di tutti. Io passerei direttamente a «Bandiera Rossa», ma temo temo di essere anacronistico».
La sindaca di Lecce, Poli Bortone ha detto che «Non è proprio bello che un magistrato si metta a cantare “Chi non salta la Meloni è” oppure “Bella ciao”», che comunque non è la stessa cosa. Il magistrato secondo la sindaca non deve apparire di parte.
«Il problema fondamentale è che secondo me “Bella ciao” non è di parte, cioè non è di un partito o di uno schieramento. È un inno antifascista. Siccome la Costituzione è ispirata ai principi dell’antifascismo è chiaro che è un inno antifascista. È un inno alla Costituzione. Poi se qualcuno non si riconosce, sono quelli che non riconoscono nemmeno il 25 aprile. Adesso si trovano casualmente – e io spero occasionalmente e temporaneamente – al Governo e cerchiamo di mandarli fuori il prima possibile e così risolviamo il problema».
Quindi se un magistrato canta «Bella ciao» non è come se cantasse «Bandiera rossa».
«E certo e poi chi inneggia “Chi non salta Meloni è” è folclore, un momento di liberazione, di festa».
Ma temevate che vincesse il sì?
«Non è che temevo, pronosticavo la vittoria del sì, perché secondo me la situazione era tale che mi faceva essere preoccupato, quanto a eventuali conseguenze, questo no. La vittoria del sì avrebbe cambiato pochissimo in termini tecnici sulla separazione delle carriere che c’è già, sul sorteggio del CSM che avrebbe cambiato poco, perché anche l’ultimo magistrato che viene sorteggiato dal CSM, è una persona seria, sa quel che deve fare non cambia molto. Sarebbe stato un segnale forte, un primo passo nella svolta autoritaria che sta avendo gran parte del mondo, cioè la svolta trumpiana di cui, appunto, Trump è il vate, il conduttore. E che porta a una legge elettorale fatta in una certa maniera, verso il premierato per restringere spazi di democrazia e di libertà. Se avessero vinto i sì, si sarebbero sentiti in diritto e in dovere di procedere su questa strada. Invece è stato uno stop: su questa strada non si va avanti».
Adesso gli avvocati che hanno sostenuto il sì devono temere qualcosa, secondo lei, come si è letto sui social?
No, ma che scherziamo? Che stiamo in Sudamerica quando c’era la dittatura? L’Italia è un paese democratico, i magistrati possono essere anche, diciamo, un pò’ vivaci in talune cose, ma persone perbene. Non mi aspetto vendette, come non me ne sarei aspettate da un magistrato per il sì».
Intanto Bruxelles ripristina il reato di abuso di ufficio.
«Credo che anche su questo si tratta di procedere in termini di ragionevolezza. Secondo me, è stato un segnale forte anche nell’ambito dell’avvocatura come categoria. Il Consiglio Nazionale Forense si è schierato per il sì e in maniera pesante, non solo, sostenendo di interpretare la volontà di tutti gli avvocati. Questo è stato estremamente scorretto».
Quindi cambierà qualcosa nella categoria?
«Secondo me, no. I vertici, intanto, sarebbe bene che si dimettessero pure loro, facendo seguito a questa scia di dimissioni che si sta avendo. Dovrebbero avere questa accortezza, ma comunque, adesso, ci sarà un confronto serio su questi temi».
A livello politico il post referendum ha già provocato dei terremoti, ce ne saranno altri?
«A destra c’è il macello. Io mi aspetto che a sinistra ci sia un’assunzione di responsabilità. Il risultato di questo referendum attribuisce una grossa responsabilità ai partiti della sinistra che devono farsi carico del segnale che è arrivato. È un segnale che è arrivato soprattutto, diciamo così, dai disagiati, cioè i giovani. Il Sud e le periferie in controtendenza. Mentre finora la sinistra era asserragliata nella Ztl dei centri storici. Adesso, le periferie che erano a forte densità di destra, hanno votato no. E secondo me è un bel segnale. Significa che sono i disagiati che finalmente prendono atto della situazione e si ribellano. Secondo me i partiti della sinistra devono capire questa lezione».