La storia italiana di Jürgen Habermas passa anche da Bari. Non è una metafora. È una storia editoriale concreta che attraversa più di quarant’anni di catalogo degli Editori Laterza, intrecciandosi con il clima del ’68 europeo, con la nascita di una nuova generazione di sociologi e con l’evoluzione stessa del pensiero habermasiano: dalla teoria critica della società industriale fino alla riflessione sull’Europa e sul destino della democrazia.
La morte del filosofo, avvenuta sabato, riporta oggi alla luce questa lunga vicenda editoriale che ha fatto di Bari uno dei primi punti di ingresso del suo pensiero nel dibattito culturale italiano.
Gli anni del ’68
Nei mesi che precedono e seguono il Sessantotto, Bari diventa un luogo inatteso di mediazione culturale tra la Germania della teoria critica e l’Italia del nuovo dibattito politico e filosofico. Una delle prime apparizioni di Habermas in italiano è in Germania: verso una società autoritaria, nella collana laterziana «Tempi nuovi» nata nel clima del ‘68, un volume collettaneo sul dibattito politico e sociologico nella Germania occidentale degli anni Sessanta che contiene un lungo saggio di Habermas sulla trasformazione della democrazia nella società tardo-capitalistica e sul rischio di deriva tecnocratica dello Stato.
L’anno dopo, nella stessa collana, esce, curato da Habermas stesso, Risposte a Marcuse, una raccolta di saggi di giovani studiosi della teoria critica (tra cui Claus Offe e Alfred Schmidt) che discutono criticamente il pensiero di Herbert Marcuse, rendendo esplicito il confronto interno alla seconda generazione della Scuola di Francoforte sul ruolo della critica sociale e dei movimenti radicali. Ma nel 1969 appare anche Teoria e prassi nella società tecnologica, con prefazione e traduzione di Carlo A. Donolo. È il primo volume autonomo di Habermas nel catalogo dell’editore barese, nella collana «Biblioteca di Cultura Moderna», e affronta un tema centrale del tempo: il rapporto tra scienza, tecnica e democrazia nelle società industriali avanzate.
L’anno successivo arriva Conoscenza e interesse, tradotto da Gian Enrico Rusconi, un’opera destinata a diventare uno dei testi filosofici più discussi degli anni Settanta. Habermas vi distingue tre interessi conoscitivi – tecnico, pratico ed emancipativo – mettendo in discussione l’idea positivista di una scienza neutrale. Il terzo passaggio decisivo avviene nel 1971 con la pubblicazione di Storia e critica dell’opinione pubblica, studio storico sulla nascita della sfera pubblica borghese tra Seicento e Ottocento. Il libro diventerà un riferimento per generazioni di studiosi di politica, comunicazione e sociologia. Negli stessi anni Laterza pubblica anche La crisi della razionalità nel capitalismo maturo (1975), completando la prima introduzione italiana del pensiero habermasiano.
Una discussione nata a Bari
In quegli stessi anni il pensiero di Habermas non viene solo tradotto, ma anche discusso e reinterpretato. Nel 1971 il giovane sociologo Franco Cassano pubblica a Bari, presso De Donato, il suo primo libro, Autocritica della sociologia contemporanea. Il volume contiene un lungo capitolo finale dedicato proprio a Habermas, Teoria critica e democrazia politica che ricostruisce l’intero primo Habermas, compreso Storia e critica dell’opinione pubblica.
Non è un dettaglio secondario. Anche De Donato, insieme a Laterza, era stata la prima casa editrice italiana a tradurre e discutere Habermas. Nel 1968 aveva infatti pubblicato L’università nella democrazia, una raccolta di testi sull’università e sul movimento studentesco, nella collana «Dissensi», mentre nello stesso anno usciva Dutschke a Praga, dedicato al leader della protesta studentesca tedesca Rudi Dutschke, figura con cui Habermas aveva avuto un celebre confronto teorico sulle forme radicali della protesta del ’68. Il libro di Cassano si inserisce dunque in un contesto editoriale già ricco di riferimenti alla teoria critica tedesca. Un dettaglio è rivelatore: nel suo saggio Cassano cita Storia e critica dell’opinione pubblica direttamente dall’edizione tedesca, perché la traduzione italiana non era ancora uscita. Segno che a Bari, alla fine degli anni Sessanta, i testi di Habermas circolavano già nelle lingue originali e alimentavano una discussione teorica avanzata.
Il filosofo della modernità
Dopo una prima fase dominata dalla sociologia critica, il catalogo Laterza accompagna negli anni Ottanta la svolta filosofica del pensiero habermasiano. Nel 1985 esce Etica del discorso, testo che espone la teoria morale basata sulla razionalità comunicativa.
Due anni dopo arriva Il discorso filosofico della modernità, dodici lezioni che discutono Nietzsche, Heidegger e la tradizione postmoderna difendendo il progetto illuministico. Seguono Il pensiero post-metafisico (1991), Testi filosofici e contesti storici (1993) e Teoria della morale (1994). Habermas non è più soltanto il sociologo della società tecnologica: diventa uno dei protagonisti della filosofia contemporanea.
Europa e democrazia
Dagli anni Duemila in poi il catalogo Laterza segue l’ultima stagione del pensiero habermasiano, sempre più concentrata sul futuro politico dell’Europa. Tra i titoli più importanti compaiono Verità e giustificazione (2001), L’Occidente diviso (2005), Tra scienza e fede (2006) e Questa Europa è in crisi (2012). Nel 2013 Laterza pubblica anche la traduzione italiana di Fatti e norme, uno dei testi fondamentali della teoria della democrazia deliberativa. Negli anni più recenti l’autore torna spesso sul tema dell’Europa, come in Nella spirale tecnocratica (2014), un appello alla solidarietà politica del continente.
La voce dell’editore
A ricordare oggi questa lunga relazione editoriale è Giuseppe Laterza, che sottolinea la continuità del rapporto tra il filosofo e la casa editrice barese. «Habermas entra nel catalogo Laterza ben prima del mio arrivo, quando era ancora guidata da mio padre Vito. Io posso quindi parlare degli anni più recenti della sua ricerca, che tocca soprattutto l’Europa e il futuro dell’Occidente. Nella situazione odierna, per lo sviluppo del nostro continente, credo che i suoi messaggi vadano riletti con molta attenzione: Habermas ci ha insegnato che l’Europa è un fondamentale luogo di incontro e di dialogo tra culture molto diverse che però possono e devono convivere in uno spazio politico comune. Questo ci permette di dire che quando parliamo di valori occidentali forse bisognerebbe considerarli, innanzitutto, come nostri valori europei, ed è qui che dobbiamo essere grati al contributo di Habermas».