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Mobilità internazionale degli studenti, Guida (LUM): «Sarebbe utile l’obbligo di un periodo di formazione all’estero» – L’INTERVISTA

All’Università Lum – Giuseppe Degennaro di Casamassima la mobilità internazionale non è un’opzione residuale, ma una leva strategica per la formazione e l’occupabilità.

Tra Erasmus, accordi extraeuropei e nuovi progetti ministeriali «Tne» (Transnational educational progrmas – programmi educativi internazionali) del Miur, l’ateneo amplia ogni anno la rete di scambi. Ne parliamo con la pro-rettrice all’Internazionalizzazione, Patrizia Guida.

Perché per uno studente è importante confrontarsi con realtà diverse da quella italiana?

«Se potessi, renderei obbligatorio un periodo di studio all’estero. È un’esperienza decisiva non solo sul piano accademico, ma anche umano e professionale. Confrontarsi con altri metodi di insegnamento, altri modelli universitari e culture differenti significa ampliare lo sguardo. Chi trascorre cinque o sei mesi, o anche un intero anno fuori dall’Italia, torna con competenze rafforzate: una padronanza dell’inglese nettamente superiore e spesso la conoscenza di una terza lingua. Ma soprattutto acquisisce autonomia, capacità di adattamento e sicurezza personale. Tutte qualità che incidono sul percorso di carriera».

Quanto pesa questa esperienza nel momento in cui ci si affaccia al mondo del lavoro?

«Molto. Un’indagine della Commissione europea di alcuni anni fa evidenziava come gli imprenditori valutino in modo estremamente positivo un’esperienza di mobilità internazionale. In diversi casi è stata considerata un elemento dirimente: a parità di curriculum, viene scelto chi ha studiato all’estero. Lo studente che parte dimostra di saper uscire dalla propria comfort zone, di accettare le sfide e di adattarsi a contesti nuovi. È un segnale forte di maturità e intraprendenza».

Quali sono i programmi che mettono in contatto gli studenti della LUM con le università estere?

«Abbiamo diversi strumenti di mobilità. Il principale è l’«Erasmus», che ci consente di coprire l’intera Europa, compresi i Paesi dell’Est. Ogni anno registriamo una percentuale significativa di studenti in partenza e in ingresso, numeri che vanno naturalmente rapportati alla dimensione del nostro ateneo, che è contenuta ma molto dinamica. Tra le mete più richieste c’è la Spagna, soprattutto per Giurisprudenza, anche per l’affinità degli ordinamenti. Ma cresce l’interesse verso l’Est Europa, che incuriosisce molto i nostri studenti. La mobilità dura almeno un semestre, fino all’intero anno accademico. Gli esami sostenuti all’estero vengono integralmente riconosciuti, con conversione del voto secondo tabelle predefinite, e regolarmente registrati».

E per quanto riguarda le destinazioni extraeuropee?

«Il programma «Commo» rappresenta il nostro «Erasmus extraeuropeo». Siamo presenti in America Latina, in Brasile, negli Stati Uniti e in Canada. Abbiamo accordi con università del Medio Oriente, Tunisia ed Egitto, e collaborazioni anche in Australia, Cina e Corea. È una rete ampia e in continua evoluzione, costruita attraverso convenzioni mirate».

Ci sono studenti stranieri che scelgono la LUM? Da quali Paesi provengono?

«Sì, e la reciprocità è un principio cardine. Riceviamo studenti dalle stesse università partner con cui attiviamo gli scambi. Arrivano soprattutto dalla Spagna, ma anche da Germania e Polonia.Inoltre siamo coinvolti, insieme ad altri atenei italiani, in progetti Tne -Transnational Education – gestiti direttamente dal Ministero, che rafforzano ulteriormente le opportunità di mobilità e cooperazione accademica internazionale».

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