«Quando l’architettura smette di servire l’essere umano e inizia a dividere, o peggio, a ignorare le fragilità, non si sta solo costruendo un muro di cemento o metallo: si sta ferendo l’idea stessa di comunità». Una nuova polemica è scoppiata in città dopo l’installazione delle grate sotto il porticato del palazzo Chiaia-Napolitano, in via Crisanzio, a pochi passi dall’Università degli Studi di Bari.
Un intervento (pare provvisorio) finalizzato a tutelare il decoro della zona che, specialmente di notte, diventa luogo d’incontro e riparo per decine di persone senza fissa dimora. Una dura presa di posizione arriva dall’’associazione In.Con.Tra, che ha definito la misura un esempio di «architettura ostile» e «una contraddizione che colpisce diritto al cuore», visto che l’università dovrebbe essere «il cuore del sapere e dell’accoglienza».
L’università del capoluogo, spiega l’associazione, «ha infatti avviato un piano per “il decoro” di piazza Cesare Battisti che include misure riconducibili all’architettura ostile come l’installazione di grate metalliche sotto il porticato di Palazzo Chiaia-Napolitano, specificamente per impedire il bivacco e lo stazionamento notturno. Dissuasori e barriere “anti-bivacco” mirano a contrastare il degrado legato ai festeggiamenti post-laurea che possono dunque continuare ora, lasciando indisturbati la piazza e il marciapiede in questione sporchi di coriandoli, bottiglie di spumante e tanto altro, come avviene quotidianamente, ma senza arrecare scandalo».
«Sotto quel palazzo c’erano vite, persone in attesa di una sistemazione e piene di speranza» conclude In.Con.Tra., chiedendosi: «Quale insegnamento abbiamo dato ai ragazzi? Impariamo a dialogare, a fare rete… a essere umani».












