Un bilancio dettagliato dell’attività giudiziaria, ma anche un intervento denso di riflessioni istituzionali e civili. L’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 alla Corte d’appello di Bari si è trasformata in un momento di forte intensità, segnato dall’ultima relazione ufficiale del presidente della Corte d’appello di Bari, Franco Cassano, che ha voluto coniugare i dati dell’amministrazione della giustizia con un accorato richiamo ai valori costituzionali.
Nel settore civile, il distretto registra un lieve aumento delle pendenze complessive, dovuto in larga parte alla crescita dei procedimenti davanti ai giudici di pace. Tuttavia, la quasi totalità dei fascicoli pendenti riguarda cause avviate dopo il 2020, segno – è stato sottolineato – di una notevole capacità di smaltimento. Particolarmente positivi i risultati della Corte d’appello di Bari sul fronte del PNRR: durata media dei procedimenti sotto l’anno e pendenze ridotte di oltre la metà rispetto al 2019.
Miglioramenti significativi anche nei tribunali di Bari, Foggia e Trani, pur in presenza di carenze di organico e criticità strutturali. Nel penale, il quadro mostra un calo consistente delle pendenze sia in Corte d’appello sia nei tribunali e nelle Procure, con una riduzione dei tempi medi dei procedimenti, soprattutto a Bari. Risultati ottenuti – è stato rimarcato – grazie all’impegno dei magistrati togati, al contributo degli uffici per il processo e al lavoro spesso silenzioso del personale amministrativo, nonostante contratti precari e risorse limitate.
Accanto ai numeri, però, la relazione ha assunto toni severi sul contesto nazionale. Il presidente ha espresso disagio per il clima che accompagna la riforma costituzionale della magistratura e il referendum in corso, denunciando una narrazione semplificata e aggressiva che rischia di delegittimare l’autonomia e l’indipendenza del potere giudiziario. Critiche nette al sorteggio dei componenti togati del CSM, alla separazione delle carriere e all’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, ritenute soluzioni che indeboliscono le garanzie previste dalla Costituzione.
Ampio spazio è stato dedicato al ruolo della magistratura come presidio dei diritti e delle libertà, chiamata a operare fuori dal circuito della politica per garantire l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Un messaggio ribadito anche attraverso richiami culturali e storici, che hanno accompagnato il commiato di una lunga carriera vissuta, ha detto, «con disciplina e onore», nella città di Bari.