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Detenuto in Libia con la Flotilla, l’appello dei genitori di Centrone: «Riportate Nico a casa»

La voce è quella di due genitori preoccupati che chiedono un intervento urgente per riportare a casa il figlio. Con un video diffuso stamattina, i genitori di Domenico “Nico” Centrone, volontario pugliese della Global Sumud Flotilla, hanno lanciato un appello al Governo italiano e alle istituzioni europee affinché si attivino per ottenere la liberazione del giovane, detenuto in Libia.

«Siamo sconvolti dal fatto che nostro figlio Nico è partito per una semplice missione umanitaria», affermano nel messaggio. «Voleva soltanto fare un atto di generosità verso persone sofferenti che hanno bisogno di essere aiutate. Questa è la sola colpa che ha nostro figlio». Centrone, 33 anni, insegnante originario di Molfetta, faceva parte del convoglio terrestre della Global Sumud Flotilla diretto verso Gaza con aiuti umanitari. È stato fermato lo scorso 25 maggio in Libia insieme ad altri attivisti e da allora si trova trattenuto dalle autorità locali. Secondo le informazioni diffuse dalla Farnesina, il giovane è detenuto a Bengasi insieme all’altra attivista italiana Leonarda Alberizia, mentre proseguono le iniziative diplomatiche per favorirne il rientro in Italia.

Nel video i genitori denunciano l’ingiustizia della situazione: «Si è ritrovato rinchiuso e privato della libertà, senza poter portare a termine quello che si era prefisso di fare». Da qui la richiesta rivolta «al Governo italiano in primis, ai governi europei e a tutte le famiglie» affinché sostengano la battaglia per il rilascio dei volontari. Attorno alla vicenda cresce intanto la mobilitazione. Associazioni, movimenti e realtà del mondo del volontariato hanno chiesto un’accelerazione degli sforzi diplomatici per riportare in patria Centrone e gli altri attivisti coinvolti nella missione umanitaria.