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Flotilla bloccata in Libia, cresce l’ansia per due attivisti pugliesi. Decaro: «Il governo si attivi»

Tra i volontari trattenuti dalle autorità locali figurano anche due cittadini di origine pugliese: Domenico Centrone, di Molfetta (Bari), e Dina Alberizia, originaria di Foggia ma residente in Piemonte

Flotilla bloccata in Libia, cresce l’ansia per due attivisti pugliesi. Decaro: «Il governo si attivi»
(foto Ansa)

Cresce di ora in ora la preoccupazione per le sorti dei dieci attivisti internazionali del convoglio umanitario via terra della Global Sumud Flotilla, diretto verso la striscia di Gaza e bloccato in Libia ormai da quasi dieci giorni. Tra i volontari trattenuti dalle autorità locali figurano anche due cittadini di origine pugliese: Domenico Centrone, di Molfetta (Bari), e Dina Alberizia, originaria di Foggia ma residente in Piemonte.

Sulla vicenda, avvolta da un fitto e preoccupante silenzio bilaterale, è intervenuto con fermezza il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, insieme all’assessora regionale alle Politiche migratorie, Silvia Miglietta, chiedendo un’immediata mobilitazione dei palazzi romani:

«Il protrarsi del silenzio sulla situazione di Domenico Centrone, di Dina Alberizia e degli altri attivisti desta notevole preoccupazione – hanno dichiarato in una nota congiunta Decaro e Miglietta –. Da giorni non vi sono notizie verificate sulle loro condizioni e sul loro stato di sicurezza. È una situazione che non deve essere sottovalutata. Per questo, chiediamo al Governo italiano di attivare senza ulteriori indugi tutti i canali diplomatici disponibili per ottenere informazioni certe, garantire la tutela dei volontari coinvolti e favorirne il rientro nel più breve tempo possibile».

Nel frattempo, la società civile ha scelto di fare pressione scendendo in piazza. Questa sera, una folla di attivisti baresi, sigle sindacali e associazioni solidali si è radunata per un teso presidio di protesta in piazza Prefettura, a Bari. Sotto le finestre del palazzo del Governo è stato esposto un grande striscione con lo slogan: “Giù le mani dalla Flotilla. Fermiamo Israele e i suoi complici”, accompagnato da cartelli con le immagini della Striscia e la scritta “Non è guerra, è genocidio”. L’obiettivo della piazza è duplice: rompere il muro di riservatezza imposto sulla delegazione umanitaria e spingere la Farnesina a pretendere l’immediato rilascio e il rientro in sicurezza di tutti i cooperanti.