Più di un’ora di comizio, con i toni accesi dei giorni di campagna elettorale e il bilancio di 1.413 giorni di esecutivo rivendicato punto su punto. Dal palco allestito alla banchina 10 del porto di Bari, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha chiuso le celebrazioni di Fratelli d’Italia per il primato del governo più longevo dell’Italia repubblicana, trasformando la ricorrenza numerica in un manifesto programmatico per il futuro.
«Il governo più stabile non è per forza il più capace: è semplicemente quello che ha avuto più tempo per essere giudicato. E quel giudizio siete voi, insieme ai milioni di italiani ancora al nostro fianco», ha esordito la premier tra gli applausi della platea. «Non dobbiamo andare fieri soltanto dei giorni trascorsi a palazzo Chigi, ma di registrare oggi un consenso più alto di quello del primo giorno. Ci sono stati momenti in cui mi è sembrato di nuotare dentro la colla, ma non ho mollato mai e non intendo farlo adesso».
«La stabilità è stata il nostro scudo tra crisi e calamità»
Ripercorrendo il quadriennio alla guida del Paese, Meloni ha ricordato le sfide affrontate: «Non siamo stati esattamente fortunati in questi quattro anni. Dal caos in Medio Oriente allo stretto di Hormuz, dalle speculazioni sui carburanti alla tragedia della frana di Ischia, l’alluvione in Emilia-Romagna, le baby gang, le minacce terroristiche: non ci è mancato nulla. Ma senza una guida salda la Nazione avrebbe pagato un prezzo altissimo. La stabilità non è stata un vezzo, ma uno scudo per proteggere l’Italia».
Una compattezza che – sottolinea – ha cambiato il peso geopolitico di Roma: «L’Italia non è più il caso sorvegliato speciale d’Europa. Ai tavoli internazionali prima si chiedevano quanto saremmo durati, e chi è trattato così non può negoziare né difendere i propri interessi. Oggi dettiamo le scelte anziché subirle».
Conti pubblici, Zes unica nazionale e carburanti mirati
Sul fronte economico, la presidente del Consiglio ha rivendicato la tenuta dei parametri finanziari: «Abbiamo mantenuto i conti in ordine perché siamo veri patrioti, distanti anni luce da chi ha devastato il bilancio dello Stato con misure scriteriate come il Superbonus».
Rivendicato anche lo sfoltimento burocratico garantito dalla Zona economica speciale al Sud, con un annuncio: «Non abbiamo protetto le imprese dai dazi Usa per lasciarle ostaggio della burocrazia italiana. Con la Zes un imprenditore ha un unico sportello e non aspetta anni un timbro. Il nostro obiettivo è estendere questo modello a tutto il territorio nazionale».
Riguardo al caro-energia, Meloni ha anticipato la linea dell’esecutivo: dopo i tagli orizzontali alle accise, «sono in arrivo nuovi provvedimenti mirati: non sprecheremo risorse pubbliche per chi non ne ha reale bisogno o per chi varca il confine dalla Francia per fare il pieno».
Premierato ed ex Ilva: «I cittadini scelgano il governo per 5 anni»
Nel discorso barese ampio spazio ha trovato il dossier istituzionale: «Con la riforma costituzionale proponiamo che siano i cittadini a scegliere coalizione, programma e premier, e chi vince deve avere i numeri per governare cinque anni: basta governi nati nei palazzi o ribaltoni come quelli a cui il Pd vorrebbe tornare».
Toccata da vicino anche la spina dell’ex Ilva di Taranto, a poche ore dalle tensioni occupazionali: «È la vertenza più complessa del Paese. C’è chi ne chiede la chiusura e chi ne vuole il rilancio; noi abbiamo investito ingenti risorse per tenere in piedi la produzione. Continueremo a lavorare con enti locali, sindacati e imprese: tuteleremo la salute pubblica, ma preservando un patrimonio industriale strategico per la Puglia e per l’Italia».
Sanità, Made in Italy e il rilancio del Mezzogiorno
Respinte al mittente le accuse sui ritardi nella sanità: «Le liste d’attesa non sono nate con noi, ce le ha lasciate la sinistra senza aver mai predisposto uno strumento per monitorare chi stesse aspettando e dove. Siamo partiti da una mappatura capillare: oggi otto prestazioni su dieci sono erogate nei tempi, due no. Sono ancora troppe, ma ora sappiamo esattamente dove intervenire con risorse mirate».
In politica estera e commerciale, linea dura contro l’Italian Sounding: «I miliardi di prodotti spacciati per italiani nel mondo sono un furto contro i nostri lavoratori e un oltraggio alla nostra identità: ogni accordo commerciale firmato da Bruxelles dovrà tutelare i prodotti tipici, condizione inderogabile per il nostro via libera».
Per Meloni, il riscatto del Mezzogiorno è già una realtà: «Per decenni il Sud è stato trattato come un problema o un bacino elettorale da gestire con il clientelismo. Noi abbiamo scommesso che potesse fare da locomotiva economica. Il traguardo è renderlo un luogo in cui si sceglie di arrivare, non da cui fuggire: un Sud vincente come quello che a Napoli ospiterà l’America’s Cup o che a Taranto ha appena organizzato con successo i Giochi del Mediterraneo».
Modello Albania, carceri e sicurezza: richiamo alla magistratura
Sui flussi migratori la premier ha rivendicato la svolta recepita a livello continentale: «Ci definivano estremisti per i centri di rimpatrio in Albania e le nostre proposte sui confini esterni. Oggi quelle soluzioni sono diventate la base della legislazione europea: ecco cosa significa contare a Bruxelles». Netto il no a provvedimenti di clemenza per il sovraffollamento penitenziario: «Costruiamo nuove carceri per garantire la certezza della pena: non risolveremo mai i problemi con indulti o amnistie».
Forte il passaggio sul femminicidio, con un richiamo all’omicidio di Lorena Isceri: «Ci stringe il cuore. Nel femminicidio c’è un’aggravante profonda: si uccide una donna perché osa essere libera, e questo nella nostra civiltà europea e cristiana è inaccettabile. Non esistono quartieri o zone franche dove una ragazza debba chiedere il permesso per vestirsi o amare come desidera, così come non tollereremo cellule jihadiste o fondamentalismi».
Sul piano dell’ordine pubblico, Meloni ha indirizzato un chiaro messaggio alla magistratura: «Tutta la catena della giustizia deve funzionare. Se le forze dell’ordine arrestano un presunto autore di violenza su una bambina di 13 anni e un giudice dopo quarantotto ore lo rimette in libertà, la catena si spezza e lo sforzo dello Stato viene vanificato. Chiedo a chiunque percepisca uno stipendio pagato con le tasse dei cittadini di aiutarci a difendere la sicurezza, che resta la precondizione di ogni libertà».
L’affondo alle opposizioni e il messaggio alla classe dirigente
Nel finale, un attacco diretto allo schieramento progressista: «La sinistra non riesce ad accordarsi su nulla e ogni giorno inventa un allarme: la Costituzione in pericolo, il bavaglio alla stampa, la deriva illiberale, Elon Musk, il Mossad. Finita la teoria dei complotti, dicano agli italiani quale sarebbe il loro programma, perché “mandare a casa Meloni” non è una proposta politica. Non sanno chi candidare e poi rispunta Speranza che propone un “anziano partigiano”: da ottant’anni usano l’antifascismo come arma di distrazione di massa».
Quindi l’appello conclusivo alla propria base: «Alla nostra classe dirigente ricordo che dobbiamo fare ancora di più e meglio; a chi spera di fermarci dico invece di mettersi comodo, perché non ha capito con chi ha a che fare. Il nostro sogno è un’Italia che non debba più chiedere il permesso a nessuno. Tra qualche decennio si ricorderà che c’è stata una generazione che ha rifiutato la rassegnazione, osando oltre ogni limite: quella generazione siete voi, ed è un onore servire al vostro fianco».
