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Faida tra clan a Bitonto: annullata l’aggravante mafiosa per 15 imputati del gruppo Cipriano

Un colpo di scena giudiziario rimescola le carte del processo nato dalla maxi-inchiesta "Porta Robustina", condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Bari contro l'attività criminale del clan Cipriano di Bitonto. La Corte di Cassazione ha infatti annullato con rinvio la condanna per 15 imputati, limitatamente al riconoscimento della pesante aggravante dell'agevolazione mafiosa. Sarà dunque…
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Un colpo di scena giudiziario rimescola le carte del processo nato dalla maxi-inchiesta “Porta Robustina”, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Bari contro l’attività criminale del clan Cipriano di Bitonto.

La Corte di Cassazione ha infatti annullato con rinvio la condanna per 15 imputati, limitatamente al riconoscimento della pesante aggravante dell’agevolazione mafiosa. Sarà dunque necessario celebrare un nuovo processo d’Appello per valutare l’effettiva sussistenza di questa aggravante, con un conseguente e probabile ricalcolo al ribasso delle pene, che nei precedenti gradi di giudizio oscillavano tra i 6 e i 21 anni di reclusione.

I reati contestati e i nomi coinvolti

Gli imputati rispondono, a vario titolo, di reati gravi: associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione ai fini di spaccio, porto e detenzione di armi, resistenza a pubblico ufficiale e violazione della sorveglianza speciale.

L’aggravante mafiosa è caduta (in attesa del nuovo Appello) per Ottavio Di Cillo, Biagio Antifora, Francesco Colasuonno (classe 1987), Francesco Colasuonno (classe 1991), Giorgio Costa, Roberto Lovero, Rocco Mena, Vito Mercurio, Felice Mongelli, Michele Pasquale, Giuseppe Pastoressa, Vito Rizzi, Francesco Ruggero, Bruno Schiraldi e Arcangelo Zamparino. Per tutte le altre contestazioni, i ricorsi delle difese sono stati dichiarati inammissibili.

I giudici della Suprema Corte si sono pronunciati anche su altre posizioni marginali del processo: è stata annullata senza rinvio, per intervenuta prescrizione, la condanna nei confronti di Carlo Antonelli. Diventano invece definitive le condanne a un anno e quattro mesi di reclusione per Benito Ruggero e Christian Leccese, i cui ricorsi sono stati giudicati inammissibili.

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