Le associazioni dei soci della ex Banca Popolare di Bari (ora Banca del Mezzogiorno, BdM) sono tornate a farsi sentire. Questa mattina, a Bari, AssoAzionisti BPB e Comitato Indipendente Soci Popolare Bari hanno protestato duramente sotto la sede dell’istituto in occasione dell’assemblea sociale, convocata e svolta – ancora una volta – esclusivamente in modalità virtuale, senza la presenza fisica degli azionisti e con il ricorso al cosiddetto “Rappresentante unico designato“.
Durante una conferenza stampa improvvisata in strada, i presidenti Giuseppe Carrieri e Saverio Daddario hanno denunciato l’impossibilità, per loro e per circa 70mila piccoli soci, di partecipare personalmente all’assemblea annuale di approvazione del bilancio e di discutere gli altri otto punti all’ordine del giorno. «Ci viene impedito di intervenire e parlare. E soprattutto di votare, vista l’enorme difficoltà della modalità attraverso il rappresentante designato», hanno dichiarato, accusando il Consiglio di amministrazione di aver deliberato «in danno dei diritti sociali e delle minoranze».
Da qui la richiesta di un rinnovo totale del cda, definito «scaduto e scadente», e la critica a una gestione che, secondo le associazioni, non avrebbe affrontato il tema dei ristori né ottenuto risultati economici paragonabili agli altri istituti italiani, con un Roe indicato al 5% contro una media nazionale del 15%.
Nel mirino anche Mediocredito Centrale, proprietario insieme ai soci della Banca del Mezzogiorno: le associazioni chiedono chiarezza sulle ipotesi di vendita a terzi e sui proventi, stimati in 600 milioni, che secondo i manifestanti dovrebbero essere destinati al ristoro delle perdite subite dai risparmiatori.
Infine l’appello ai parlamentari pugliesi e alla Giustizia affinché si arrivi rapidamente alla definizione dei procedimenti penali. «Dopo sette anni dal crac è inaccettabile che i piccoli azionisti siano gli unici a restare col cerino in mano», hanno concluso.










