«Quella della casa è una vera e propria emergenza sociale ma come amministrazione non possiamo affrontarla da soli. Servirebbe un piano nazionale». Così l’assessore comunale di Bari all’Edilizia residenziale pubblica, Nicola Grasso che commenta i dati relativi alla crisi abitativa.
In Puglia si contano quasi 200.000 famiglie in difficoltà nell’accesso alla casa. La maggior parte del patrimonio Erp regionale è vecchio e in cattivo stato. È previsto un piano per l’edilizia popolare in futuro?
«È un tema assolutamente centrale nell’agenda dell’amministrazione comunale. Purtroppo abbiamo un patrimonio di edilizia popolare non solo insufficiente ma anche inadeguato e vetusto. Un piano di questo genere avrebbe tuttavia bisogno di investimenti talmente ingenti che possono essere sostenuti solo da interventi statali o a livello di Unione Europea, magari legati all’efficientamento energetico degli edifici. L’ultimo provvedimento serio governativo in questa direzione è stato il piano casa di Fanfani, avviato nel 1949 e che ha avuto effetti fino al 1963. È evidente che serve un nuovo programma di edilizia popolare e sociale che affronti in maniera globale un’emergenza che nei prossimi anni sarà sempre più pressante e che riguarda un diritto fondamentale per i cittadini come quello alla casa».
Qual è la situazione oggi delle graduatorie per una casa popolare a Bari?
«A dicembre 2025 avevamo 1.800 aventi diritto ma non si liberano facilmente nuove abitazioni se non per decessi. E quando avviene servono alcuni mesi per il turn over».
Cosa si potrebbe fare?
«Se avessimo fondi sufficienti, piuttosto che ricorrere a manutenzioni sempre più care, si potrebbe perfino abbattere e ricostruire, anche perché molti di questi appartamenti sono sovradimensionati rispetto alla domanda attuale e potrebbero essere frazionati. Non ci sono più le famiglie numerose di un tempo».
Il paradosso è che a livello regionale un terzo della abitazioni sono vuote per emigrazione, calo demografico, scarso interesse o fiducia da parte dei proprietari ad affittare le case.
«Vero, a Bari ci risultano almeno 20.000 alloggi vuoti. Stiamo vivendo il paradosso di persone senza case e case senza persone. Come amministrazione mettiamo a disposizione l’Agenzia Sociale per la Casa, che ha l’obiettivo di facilitare l’incontro tra l’offerta e la domanda di abitazioni. Stiamo provando a convincere i proprietari, illustrando loro che tipo di risparmio potrebbero avere con un affitto a canone concordato e calmierato. In prospettiva si potrebbe pensare a sgravi Imu».
La Regione sta mettendo a punto una legge sugli affitti brevi modello Toscana. Ritiene possa portare risultati positivi?
«Visto lo sviluppo turistico quasi brutale che sta attraversando la Puglia, ritengo la Toscana possa essere un buon riferimento. È giusto non frenare lo sviluppo delle attività ricettive ma non possiamo non garantire i diritti essenziali dei residenti».