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Edifici storici da salvare a Bari, l’assessora Iacovone: «Quella villa l’ultimo sacrificio»

«Spero che questa villa sia l’ultimo sacrificio». Con queste parole la vicesindaca di Bari e assessora alla Rigenerazione urbana, Giovanna Iacovone, commenta la demolizione della villa in stile Liberty avvenuta il 27 febbraio in via Giulio Petroni, abbattuta dopo il rilascio di un permesso di costruire. Un episodio che riaccende il dibattito sulla tutela del patrimonio architettonico cittadino e sulla necessità di approvare al più presto la delibera che punta a proteggere 202 edifici di architettura moderna e contemporanea. A metà marzo il Consiglio comunale dovrebbe essere nuovamente chiamato a votare la tutela degli edifici definiti storici e inseriti in una lista redatta già lo scorso luglio.

Nulla da fare

Secondo Iacovone, infatti, la demolizione non poteva essere fermata. «Non ci sono altre modalità – spiega – perché quegli immobili non sono vincolati e finché il Consiglio comunale non approva la delibera non si può fare nulla». Il permesso di costruire che ha consentito l’abbattimento era stato rilasciato a luglio, proprio nel periodo in cui il Comune aveva pubblicato gli elenchi degli edifici che intende sottoporre a tutela. «Abbiamo pubblicato gli avvisi e notificato i proprietari tramite pubblicazione – ricorda la vicesindaca – subito dopo è arrivata la richiesta del permesso di costruire. Questo spiega la fretta».

La delibera che dovrebbe attivare i vincoli è già pronta da mesi ed è stata approvata in giunta, ma manca ancora il passaggio decisivo in Consiglio comunale. Il voto era stato inizialmente previsto per il 29 gennaio, ma l’Aula ha deciso di rinviare l’esame del provvedimento. Una scelta che ha lasciato aperta quella che molti definiscono una «finestra di vulnerabilità»: fino all’adozione formale della delibera, infatti, non scattano le cosiddette norme di salvaguardia che impediscono trasformazioni o demolizioni degli edifici destinati alla tutela.

L’assessora sottolinea anche il rammarico personale per quanto accaduto. «Mi dispiace moltissimo – afferma – perché ho voluto questa delibera e ci credo».

Il rischio

Il rischio, nel frattempo, riguarda non solo le ville storiche ma anche altri pezzi significativi della memoria urbana. «Chi vuole costruire ha interesse a demolire le ville storiche – osserva Iacovone – non buttano giù palazzi del centro come quelli di via Sparano. Il problema sono soprattutto le ville storiche e alcune archeologie industriali».

Tra gli esempi citati c’è la ciminiera dell’ex stabilimento Scianatico, uno dei simboli della storia produttiva della città. Per provare a tamponare la situazione, nelle ultime settimane alcune associazioni ambientaliste e civiche hanno incontrato la Soprintendenza. Il prossimo 13 marzo è previsto un sopralluogo congiunto: tecnici della Soprintendenza e rappresentanti delle associazioni visiteranno alcuni edifici considerati a rischio per valutare lo stato di conservazione e capire quali interventi di tutela possano essere ancora attivati.

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