Serrande abbassate, strutture vuote, chioschi dimenticati e ormai depositari solo di metallo arrugginito e privo di valore. A Bari le edicole chiuse sono ormai una presenza costante nel paesaggio urbano: piccoli manufatti che un tempo erano luoghi vivi, punti di riferimento quotidiani, presìdi di socialità e informazione. Oggi, invece, rischiano di diventare simboli di degrado e abbandono. La crisi della stampa tradizionale, il cambiamento delle abitudini di consumo dell’informazione e l’evoluzione digitale hanno accelerato la scomparsa di queste attività. Un fenomeno strutturale, difficile da invertire.
La proposta
Ma, secondo il consigliere comunale del Partito Democratico Fabio Sisto, ciò che non può essere accettato è l’immobilismo rispetto a spazi che potrebbero tornare a essere risorse per la città. «Non possiamo governare ciò che non conosciamo», sottolinea Sisto «bisognerebbe attuare una mappatura aggiornata delle edicole dismesse o inattive, che tenga conto della loro localizzazione, dello stato delle strutture e delle potenzialità di riuso». L’obiettivo è dotare il Comune di Bari di un regolamento semplice e trasparente per favorire il riutilizzo, temporaneo o definitivo, di questi spazi, riducendo gli ostacoli burocratici e aprendo le porte a cittadini, associazioni, cooperative, giovani imprenditori e realtà del terzo settore.
Le opportunità
Le edicole potrebbero trasformarsi in piccoli presìdi culturali, punti di promozione turistica, micro-biblioteche di quartiere, spazi di book-crossing, sportelli sociali di prossimità, luoghi per la distribuzione di prodotti locali o artigianali, o centri gestiti da associazioni per attività inclusive. «Un impatto minimo sul suolo pubblico e un beneficio massimo per la comunità», osserva Sisto, che insiste sulla necessità di coinvolgere università, scuole, comitati di quartiere e operatori economici.









