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Bari Cronaca

Dalla strada ai social: così si affermano i giovani boss della malavita

Da qualche tempo a Bari, nella cerchia delle nuove generazioni emergenti dei clan mafiosi storici, non si aspetta più il proprio turno. Come emerge dagli ultimi fatti di cronaca e dalle relative indagini e inchieste giudiziarie, la nuova leva criminale barese non riconosce e rispetta più gerarchie rigide e non teme di usare le armi per affermarsi.

La nuova criminalità organizzata che parte dal capoluogo pugliese per estendersi all’hinterland metropolitano ha cambiato volto: è più giovane e, soprattutto, più imprevedibile. Un’evoluzione che emerge con forza dalle ultime inchieste giudiziarie che negli ultimi mesi hanno raccontato una sequenza inquietante di episodi legati a baby criminali sempre più inseriti nei circuiti mafiosi. I clan storici: Capriati, Parisi-Palermiti, Strisciuglio, Mercante-Diomede, Stramaglia e Dicosola continuano a rappresentare l’ossatura della malavita cittadina, mantenendo il controllo di interi quartieri e delle principali attività illecite, dallo spaccio di droga alle estorsioni.

Ma l’arresto di capi-clan storici e la morte di figure di riferimento, come per Stramaglia e Capriati, hanno aperto spazi che i più giovani provano ad occupare con metodi sempre più brutali. È la generazione dei «baby-boss», ragazzi poco più che maggiorenni e, in alcuni casi, minorenni che non si limitano più alla manovalanza, ma ambiscono a guidare gruppi e a costruirsi un nome. Per farlo, scelgono la strada più rapida e violenta: l’uso a cuor leggero delle armi.

Le cronache recenti raccontano un incremento di sequestri di armi e della crescita del numero di giovanissimi coinvolti in reati gravi. A cambiare è, anche, il modo di comunicare e organizzarsi utilizzato dalle nuove leve. I social network sono diventati una vera e propria estensione delle attività criminali. Non solo strumenti per mantenere contatti in modo rapido e meno tracciabile, ma anche palcoscenici su cui costruire la propria immagine.

Foto con armi, video di sfida, ostentazione di denaro e simboli di potere: la reputazione criminale passa, anche, da qui. Una pericolosa trasformazione nella quale il giovane affiliato non cerca soltanto il guadagno, ma visibilità e riconoscimento. In questo contesto, anche azioni estreme, come lo sparare tra la folla in discoteca, possono diventare strumenti per guadagnare «rispetto». Il quadro che emerge è quello di una mafia ibrida, che unisce traffici consolidati a strumenti moderni.

Secondo gli investigatori «una criminalità senza memoria, senza regole condivise e alimentata dalla ricerca di visibilità che rischia di diventare ancora più pericolosa, più imprevedibile, più rapida nel colpire e più difficile da contenere». A Bari, la sfida non è solo repressiva ma, anche, sociale e culturale. Perché dietro questa giovane mafia c’è una generazione che cresce tra marginalità, modelli distorti e la tentazione di un potere facile e immediato.

Ieri, nel «Giorno della Memoria e dell’Impegno» in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, a Bari sono stati ricordati i 100 nomi che compongono un triste elenco in Puglia, ognuno dei quali rappresenta una vita spezzata: «Un invito a scegliere da che parte stare», ha detto il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro su Facebook in una foto che lo ritrae con Pinuccio e Lella Fazio.

«Sono i genitori di Michele, un giovane ragazzo vittima innocente di mafia, tragicamente ucciso a Bari vecchia durante uno scontro tra clan. Pinuccio e Lella incarnano il significato profondo di questa giornata. Hanno trasformato il loro dolore e il ricordo di Michele in forza, impegnandosi in un’opera di sensibilizzazione e lotta contro la criminalità organizzata. È fondamentale che queste storie non vengano dimenticate».

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