Da Corato a Hollywood. La distanza geografica è enorme, quella artistica molto meno. Perché Paolo Strippoli, 33 anni, è ormai entrato nella grande partita del cinema internazionale: L’Estranea è stato scelto per rappresentare l’Italia nella corsa agli Oscar nella categoria International Feature Film Award. Una strada iniziata alla Mostra del Cinema di Venezia, dove il film è stato presentato in concorso, e proseguita al Festival di Toronto, prima della designazione ufficiale del Comitato di selezione Anica.
Una consacrazione per un autore giovanissimo, nato e cresciuto in Puglia, che ha costruito il proprio percorso lontano dalle scorciatoie. Dopo gli studi alla Sapienza e al Centro Sperimentale di Cinematografia, Strippoli si è imposto nel cinema italiano contemporaneo grazie a uno sguardo personale, capace di mescolare generi popolari e ambizioni autoriali.
Paure di famiglia
L’Estranea racconta una famiglia e le sue crepe, muovendosi tra melodramma, thriller psicologico e suggestioni horror. Un territorio narrativo che Strippoli conosce bene: quello delle paure nascoste, dei traumi, dei rapporti familiari irrisolti. Il regista ha infatti costruito la sua identità proprio attorno alla capacità di utilizzare il cinema di genere non come semplice intrattenimento, ma come strumento per indagare inquietudini contemporanee.
Il fenomeno Strippoli nasce prima dell’Oscar. Nel 2021 aveva attirato l’attenzione internazionale con A Classic Horror Story, diretto insieme a Roberto De Feo e distribuito da Netflix, un film che rileggeva i codici dell’horror americano attraverso paure e simboli italiani. Poi è arrivato Piove, un’opera più cupa e urbana, dove il genere diventava il linguaggio per raccontare rabbia, disagio e fragilità collettive.
Oltre il genere
La sua particolarità sta proprio qui: Strippoli parte da forme cinematografiche considerate spesso marginali e le trasforma in racconti sulle relazioni umane. Anche L’Estranea segue questa traiettoria, dietro il mistero e la tensione c’è il racconto di una famiglia, dei suoi equilibri precari e del bisogno di controllo che può trasformarsi in ossessione.
È anche una storia che racconta il cambiamento del cinema italiano. Un giovane autore proveniente dalla provincia meridionale riesce a portare sul grande schermo un immaginario locale senza chiuderlo nei confini del territorio. Corato, la Puglia, la provincia diventano materia narrativa, non un limite. La sua parabola dimostra come oggi un regista possa costruire un percorso internazionale partendo da una terra d’origine apparentemente periferica.
L’orgoglio pugliese
La notizia ha avuto un forte impatto anche sul territorio. Il sindaco metropolitano Vito Leccese ha parlato di «una notizia straordinaria che ci riempie d’orgoglio», sottolineando come la scelta di L’Estranea rappresenti «il coronamento di un percorso artistico di eccellenza» e la conferma della qualità delle maestranze pugliesi. «Vedere un regista pugliese, originario di Corato, concorrere per un riconoscimento così alto – ha aggiunto – testimonia il valore della creatività della nostra terra».
Anche il presidente della Regione Antonio Decaro ha celebrato il risultato: «La Puglia muove i primi passi verso il palco degli Oscar grazie a una delle sue più grandi eccellenze: il talento di Paolo Strippoli». Un traguardo che, secondo Decaro, arriva dopo il successo veneziano e conferma la necessità di continuare a investire nel cinema e nell’industria culturale pugliese.
Ora il viaggio prosegue verso Los Angeles. Ma, qualunque sarà il verdetto dell’Academy, la storia è già significativa: quella di un ragazzo di Corato che ha trasformato le proprie paure cinematografiche in una porta aperta sul mondo.
