I manager della Banca popolare di Bari, oggi Banca del Mezzogiorno, erano pienamente consapevoli della falsità dei bilanci presentati, ignorando deliberatamente segnali di dissesto già anni prima del commissariamento del 2019.
Lo ha ribadito la Procura di Bari durante la requisitoria nel processo che vede imputati Marco e Gianluca Jacobini, rispettivamente ex presidente ed ex vicedirettore generale dell’istituto, con le accuse di falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza.
Secondo la pm Savina Toscani, i vertici della banca avrebbero scelto di non considerare un documento cruciale che anticipava le criticità poi emerse nelle indagini, nascondendo a risparmiatori e azionisti il reale stato di decozione economica.
La pm Luisiana Di Vittorio ha poi approfondito il ruolo di Gianluca Jacobini, sostenendo che l’imputato avrebbe utilizzato le proprie competenze tecniche non per il bene della banca, ma per preservare la propria posizione di potere.
Al centro della contestazione anche operazioni straordinarie come l’acquisizione della banca abruzzese Tercas nel 2014, indicata dall’accusa come un passaggio dannoso per l’istituto. Durante l’udienza, la pm Di Vittorio ha richiamato la figura dei “consiglieri fraudolenti” del XXVI canto dell’Inferno di Dante, paragonando l’uso dell’ingegno per fini ingannevoli al “folle volo” di Ulisse.
La requisitoria, avviata lo scorso 27 febbraio dal procuratore Roberto Rossi, vedrà anche la partecipazione del pm Federico Perrone Capano.
La conclusione è prevista per l’udienza del 5 maggio, data in cui verranno formulate le richieste di condanna. Successivamente toccherà alle difese, rappresentate dai legali Roberto Eustachio Sisto, Angelo Loizzi, Guido Carlo Alleva e Giorgio Perroni, esporre le proprie tesi.