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Crac della BpB, l’affondo del procuratore Rossi: «Oltre 1 miliardo pagato dagli azionisti col sangue»

Oltre un miliardo di euro pagato da 70mila azionisti «con la loro carne e con il loro sangue»: sono questi i numeri che aprono la durissima requisitoria della Procura di Bari nel processo per il crac dell'ex Banca popolare di Bari (oggi Banca del Mezzogiorno). Il procuratore Roberto Rossi ha descritto una "voragine finanziaria" «ripagata…
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Oltre un miliardo di euro pagato da 70mila azionisti «con la loro carne e con il loro sangue»: sono questi i numeri che aprono la durissima requisitoria della Procura di Bari nel processo per il crac dell’ex Banca popolare di Bari (oggi Banca del Mezzogiorno).

Il procuratore Roberto Rossi ha descritto una “voragine finanziaria” «ripagata per un miliardo e 144 milioni di euro dagli azionisti e dall’Erario».

Una gestione da «masseria»

Davanti ai giudici del tribunale di Bari, il procuratore ha delineato i contorni di quello che definisce un «bilancio fasullo» portato avanti con costanza da anni.

Imputati nel procedimento per falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza sono Marco Jacobini e suo figlio Gianluca Jacobini, rispettivamente ex presidente ed ex vicedirettore generale dell’istituto di credito.

Secondo la ricostruzione della Procura, l’istituto sarebbe stato in uno stato di default latente per un decennio, nascosto da comunicazioni «false e ambigue» che hanno tratto in inganno i risparmiatori.

Roberto Rossi, affiancato dai sostituti procuratori Savina Toscani, Luisiana Di Vittorio e Federico Perrone Capano, ha usato parole nette per descrivere la governance della banca: «La banca non era governata con l’idea di essere efficiente, era governata come una masseria, come ha detto un ispettore della Banca d’Italia. Loro dovevano governare e tenere tutto il resto sotto il tappeto».

L’inganno ai danni dei risparmiatori

L’accusa sostiene che sia stata creata un’artificiosa «apparenza di buona salute» per coprire uno scenario di sfascio imminente.

L’intervento ispettivo dei commissari di Banca d’Italia avrebbe scoperchiato un sistema di falsificazioni sistematiche, le cui conseguenze sono ricadute interamente sulla collettività.

Il procuratore Roberto Rossi ha voluto sottolineare il dramma umano dietro i dati contabili, parlando di «70mila azionisti che hanno perso le azioni con la loro carne e il loro sangue». Il processo, nato dallo stralcio della posizione dei due Jacobini nell’ambito dell’indagine principale sul crac, proseguirà con una discussione che la Procura prevede articolata in diverse udienze, data la complessità dei documenti interni che proverebbero la discrepanza tra la realtà finanziaria e quanto comunicato all’esterno.

Rossi: «Bankitalia segnalò problemi già nel 2010»

«Perché migliaia di cittadini hanno preso le azioni? Perché venivano ingannati da un bilancio che veniva prospettato sempre come positivo. Le informazioni erano fornite attraverso un sistema con cui veniva costruita questa falsità. Se gli azionisti avessero visto le slide che venivano proiettate nel consiglio di amministrazione, quelle azioni non sarebbero mai state acquistate», ha detto ancora il procuratore Rossi.

«Se avessero letto “Tercas” o “Stercas”», come l’istituto abruzzese acquistato dalla Pop Bari nel 2014 veniva chiamato in alcune mail, «credete che avrebbero comprato le azioni? Sicuramente non sarebbero mai state acquistate», ha aggiunto Rossi.

Il procuratore ha sottolineato come «già nel 2010 Bankitalia parlava di inadeguato assetto di governo, insufficiente funzionalità del consiglio, debolezza delle funzioni di controllo» della Banca Popolare di Bari.

«Le ispezioni di Bankitalia – ha aggiunto – sono sempre state parzialmente negative, al punto che c’era già stata una sanzione precedente con cui era stato imposto il divieto, per la gravità della situazione, dell’acquisizione di altri istituti bancari. Se quella sanzione fosse stata portata fino in fondo, non ci saremmo trovati in questa situazione».

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