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Costa Ripagnola, tra i “pagghjari” spuntano ombrelloni e beach-resort: uno dei trulli diventa un bar

Colpo a sorpresa della «Serim» la società che ha la titolarità di quel tratto costiero che rientra nel parco naturale regionale omonimo

Costa Ripagnola, tra i “pagghjari” spuntano ombrelloni e beach-resort: uno dei trulli diventa un bar

Non sono passate inosservate le quattro file di ombrelloni e sdraio, ogni fila composta da 15 postazioni circa, spuntate come funghi per un estensione di duecento metri circa, nel parco naturale regionale di Costa Ripagnola, fra Cozze e Mola di Bari. In uno dei posti più affascinanti del tratto compreso fra Monopoli e Bari, caratterizzato dai quei trulletti o meglio «pagghjari» rimasti per secoli intatti nella loro cruda bellezza, testimoni silenti delle radici rurali del territorio pugliese.

Ma la possibile fruizione pubblica di un patrimonio si è infranta dinanzi all’idea imprenditoriale di Serim, azienda il cui core business è rappresentato da food and beverage, immobiliare e forniture, che nel 2019 ha pensato di trasformare i «pagghjari» in esclusivi resort per clienti di altissima fascia. Insomma la forza del business ha avuto ragione rispetto a quelle meno potenti della cultura e della storia. Il progetto ha visto subito l’opposizione di cittadini e ambientalisti preoccupati per lo stravolgimento di quel tratto di costa. È un vicenda lunga, fatta di ricorsi e pronunciamenti giudiziari. In sintesi in un primo tempo c’è stato il sequestro dell’area da parte della procura della Repubblica di Bari, per presunti abusi edilizi, poi il dissequestro nel 2022. Ma ora non ci sono solo gli ombrelloni a ridosso della costa, pare sia imminente l’apertura di un «beach resort» con un trullo a ridosso della costa che fungerà da area centrale. Come si può notare nelle foto c’è anche il percorso in pietra che conduce agli ombrelloni e al mare. Ricordiamo che a dicembre scorso il Consiglio di Stato ha respinto definitivamente il ricorso di alcune associazioni tra cui «I Gabbiani del parco di Costa Ripagnola».

Regione e Comune alla fine hanno cercato un’intesa per fare in modo che gli 11 «pagghjari» subissero solo un restauro conservativo, garantendo anche un parcheggio pubblico. Ma i lavori fatti per sistemare il trullo-bar di imminente apertura e i lavori sul terreno dove è apparso un grande prato inglese, perennemente innaffiato, hanno davvero rispettato quanto stabilito?

Il Comune ha avuto una posizione ondivaga negli anni, dapprima tentando di revocare la compatibilità urbanistica, nonostante la Regione avesse già concesso i permessi, poi di fatto si è allineato. La Serim da parte sua ha sempre sostenuto che l’intervento non avrebbe previsto la costruzione di alberghi e conseguenti colate di cemento, ma solo la riqualificazione e restauro conservativo dei manufatti in pietra esistenti. Solo che non si tratta di semplici manufatti in pietra, come tecnicamente vengono definiti. Si tratta di scrigni della memoria, simbolo di una terra, della sua economia, dello stesso lavoro agricolo così come si svolgeva fino a qualche decennio fa. Erano depositi costruiti con pietra a secco utilizzati per gli attrezzi, o per il ricovero del bestiame o rifugio estivo per le famiglie durante il lavoro nei campi. Probabilmente meriterebbero una valorizzazione diversa, essendo una testimonianza del passato e forse sarebbe più opportuna una fruizione pubblica per un percorso museale all’aperto. Ma questo, per ora, è altro dalla realtà.