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Cinque stagioni accanto a Imma Tataranni, Alice Azzariti: «Valentina e io siamo cresciute insieme» – L’INTERVISTA

È entrata nel cast quando aveva appena diciassette anni. Oggi Alice Azzariti è uno dei volti più riconoscibili di Imma Tataranni – Sostituto procuratore, la fiction Rai che negli anni ha conquistato milioni di spettatori. Nella serie interpreta Valentina, la figlia della protagonista Imma Tataranni (Vanessa Scalera). Un personaggio che, stagione dopo stagione, è cresciuto insieme a lei.

Lei è entrata giovanissima in questa serie. Ricorda cosa ha provato quando si è trovata davanti a un progetto destinato a entrare nelle case di milioni di italiani?

«Non credevo nemmeno di essere scelta. Avevo studiato cinema in accademia e quando ho fatto il provino avevo diciassette anni, senza aspettative particolari. All’inizio nessuno di noi immaginava che la serie avrebbe avuto un riscontro così grande. Il successo è arrivato dopo e ha sorpreso un po’ tutti. Però ci ha dato sempre più energia per continuare in questi sette anni».

Nel frattempo è cresciuta dentro la serie, interpretando Valentina, la figlia del personaggio di Vanessa Scalera. Che rapporto si è creato tra voi sul set?

«Vanessa è una grandissima attrice, la stimo profondamente. In questi anni mi ha dato molti consigli che ho custodito e messo in pratica. Ho “rubato” molto dal suo modo di affrontare le scene. Osservare il suo approccio al lavoro è stato un grandissimo insegnamento. Un attore dovrebbe sempre educarsi a osservare la vita quotidiana, a rubare dettagli dalle persone che incontra».

Il suo personaggio è cambiato molto nel corso delle stagioni. Quanto questa evoluzione ha rispecchiato il suo percorso personale?

«Credo che le due cose siano andate di pari passo. Imma Tataranni mi ha accompagnata dai diciassette ai ventiquattro anni. Sono stati anni in cui ho superato l’adolescenza e in cui questa esperienza mi ha dato ancora più grinta per continuare su questa strada, che in realtà sentivo già molto chiara dentro di me. Valentina ed io siamo cresciute insieme. È normale che quando un attore veste un personaggio ci metta qualcosa di sé. In Valentina c’è molto di me».

Alcuni attori preferiscono lasciare una serie dopo poche stagioni per non restare identificati con un personaggio. Lei avverte questo rischio?

«Non particolarmente. È vero che molte persone mi riconoscono come Valentina, ma nel frattempo continuo a fare provini e a cercare altri lavori. Non percepisco questo come un limite».

Lei ha iniziato molto presto a recitare. C’è stato un momento preciso in cui ha capito che sarebbe diventato il suo mestiere?

«In realtà è qualcosa che ho sempre avuto dentro, fin da quando ero piccolissima. È stato un percorso graduale, ma quel desiderio c’era già. Da bambina era un sogno, poi piano piano è diventato qualcosa di più concreto: una scelta di vita».

Il lavoro dell’attore costringe spesso a esporsi emotivamente. C’è un lato del suo carattere che la recitazione l’ha costretta a conoscere meglio?

«Penso che la vulnerabilità sia la chiave di tutto. Io sono una persona molto emotiva e vulnerabile, e questo si riflette nel mio lavoro. È una qualità che nella vita può essere una lama a doppio taglio, ma come attrice è fondamentale. Con il tempo impari anche a proteggerti, a gestire meglio questa apertura emotiva».

Quanto è stata importante la sua famiglia nel suo percorso?

«Fondamentale. Mi hanno sempre sostenuta e sono molto fieri di me. Non mi hanno mai messo ostacoli, ma nemmeno spinta in questa direzione: hanno sempre rispettato le mie scelte. Quando ho deciso di trasferirmi a Roma, dopo il liceo, hanno accettato la decisione con serenità».

Le manca Bari?

«Mi manca il mare e alcune tradizioni. Bari è dentro di me. Per quanto riguarda invece le opportunità e i rapporti quotidiani, ormai la mia vita è a Roma».

Se potesse scegliere un ruolo completamente diverso da quello interpretato finora, quale sfida le piacerebbe affrontare?

«Un horror. Sono una grande appassionata del genere, quindi mi divertirebbe molto partecipare a un film horror».

In Italia però è un genere poco esplorato.

«È vero, ed è un peccato. È un genere molto complesso, ma proprio per questo affascinante. Si potrebbe fare molto di più».

Qual è il segreto dietro il successo di Imma Tataranni?

«Credo soprattutto la scrittura. E poi la scelta degli attori fatta dalla direttrice del casting, il lavoro dei registi e di tutta la troupe. Abbiamo messo molta attenzione e molto amore nella realizzazione della serie. Siamo diventati quasi una famiglia. Pochi giorni fa abbiamo visto insieme la prima puntata a casa di Monica Zucchi, con cast e troupe. Quando si lavora con questa passione, il pubblico lo percepisce».

Intravede possibilità che si giri un’altra stagione?

«No, questa è davvero l’ultima».

Che obiettivi si pone per il futuro?

«Amo molto il cinema e mi piacerebbe sperimentare di più in quel campo. Però non ho grandi pretese: il mio desiderio è riuscire a vivere di recitazione. È tutta la mia vita».

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