Il Comune di Cassano delle Murge dovrà restituire i terreni dell’ex Garden Village. Lo hanno stabilito i giudici della Cassazione pronunciandosi sull’ultimo ricorso dell’imputato, assistito dall’avvocato Alessandro Dello Russo, dando il via libera definitivo alla revoca della confisca e alla conseguente restituzione dei suoli.
Quella dell’ex Garden Village è una vicenda iniziata quarant’anni fa e che ha visto ben nove processi. I suoli sui quali negli anni Ottanta era stata costruita una lottizzazione, ritenuta poi abusiva, si trovano in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico per la vicina Foresta Mercadante.
La lunga e articolata vicenda amministrativo-giudiziaria inizia nel 1985. L’imprenditore ottiene l’ok del Comune alla costruzione di un complesso residenziale di 17 edifici. Qualche mese dopo l’avvio dei lavori, un decreto ministeriale sottopone quelle aree a vincolo paesaggistico di inedificabilità.
Per via di una variante al progetto, le nuove autorizzazioni devono fare i conti con le ultime norme e quindi la lottizzazione viene dichiarata abusiva. Nel 1997 il complesso viene sottoposto a sequestro. Un anno dopo, il proprietario dei suoli viene condannato e i terreni confiscati. Nel 2001 la Corte di Appello di Bari lo assolve e revoca la confisca.
Sentenza annullata con rinvio dalla Cassazione nel 2002. Passa un altro anno e il processo di appello bis conferma la condanna di primo grado e quindi la confisca. Nel 2004 nuovo annullamento con rinvio della Cassazione.
Nel 2006 i giudici di appello, chiamati per la terza volta a pronunciarsi sul caso, dichiarano la prescrizione dei reati, confermando però la confisca dei suoli, resa irrevocabile due anni dopo dalla Cassazione.
La proprietà dei terreni confiscati viene quindi trasferita al Comune, che approva un progetto di rifunzionalizzazione degli immobili, destinando una parte alla creazione di spazi dedicati ad attività socio-educative.
La battaglia giudiziaria del proprietario va avanti. Nel 2013 la Corte europea dei diritti dell’uomo dichiara la confisca illegittima, condannando lo Stato italiano a un risarcimento di 10mila euro come danno morale e, nove anni dopo, nel 2024, dispone la restituzione dei terreni quantificando in 100mila euro il danno materiale. Lo Stato fino ad oggi ha provveduto a pagare i risarcimenti ma non alla restituzione dei suoli. Oggi la nuova sentenza della Corte di Cassazione.