Un indirizzo Gmail spacciato per la posta istituzionale dell’Arca, autorizzazioni contraffatte e documenti venduti anche a mille euro. Bastava questo per ottenere la residenza in case popolari occupate senza averne diritto. Non un episodio isolato, secondo la Procura di Bari, ma un sistema che avrebbe coinvolto decine di persone tra Putignano, Bari e Gravina in Puglia. Adesso per 23 indagati è stato chiesto il rinvio a giudizio.
La richiesta, firmata dal sostituto procuratore Claudio Pinto e depositata il 16 ottobre, contiene 37 capi d’imputazione. Le accuse, formulate a vario titolo, riguardano falsità, truffa aggravata, false dichiarazioni e occupazione abusiva di immobili pubblici. Al centro della ricostruzione investigativa ci sono un uomo e una donna, ritenuti i principali artefici delle falsificazioni.
Secondo gli inquirenti, i due avrebbero creato l’account «[email protected]», facendolo apparire come un recapito dell’ente che gestisce gli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Da quella casella sarebbero partite comunicazioni indirizzate agli uffici comunali, accompagnate da falsi nulla osta alla residenza. Documenti che riproducevano carta intestata e firme riconducibili all’Arca, ma che l’ente non aveva mai rilasciato.
Il sistema avrebbe funzionato attraverso richieste presentate dagli stessi occupanti. Questi ultimi, secondo l’accusa, commissionavano e acquistavano le autorizzazioni contraffatte, poi utilizzate per ottenere l’iscrizione anagrafica negli appartamenti. Gli uffici comunali, indotti in errore sull’autenticità della documentazione, avrebbero accolto le pratiche.
La residenza, naturalmente, non costituisce un titolo di assegnazione dell’alloggio. Ma poteva offrire agli occupanti una parvenza di regolarità amministrativa e consentire l’accesso ai benefici collegati alla registrazione anagrafica.
Gli episodi contestati si concentrano tra il 2022 e il 2023, anche se alcune occupazioni sarebbero cominciate diversi anni prima. A Putignano gli atti indicano immobili in via Madrid, via Londra e piazza Visalia. Altri appartamenti interessati si trovano in via Caldarola, a Bari, e in via Luigi Cadorna, a Gravina in Puglia.
La vicenda è emersa quando il Comune di Putignano ha chiesto all’Arca di verificare l’autenticità di un’autorizzazione. L’amministratore unico Piero De Nicolo ha riconosciuto un vecchio logo dell’ente e la firma di un dipendente ormai in pensione. È scattata così la denuncia, dalla quale sono partiti gli accertamenti del Commissariato di Putignano, con il contributo della Polizia Postale.
L’esame dei documenti e delle conversazioni acquisite dagli investigatori ha consentito di ricostruire il presunto meccanismo e le richieste di denaro. L’Arca e il Comune di Putignano figurano tra le persone offese.
