Al Teatro Petruzzelli di Bari, il Capodanno ha avuto per una volta il passo lento della memoria. Non quello frenetico dei brindisi, ma quello più fragile e necessario del racconto. Mogol era lì per “Mi ritorni in mente”, evento benefico organizzato dalla Nuova Fiera del Levante, e prima che la musica prendesse il sopravvento ha fatto ciò che gli riesce meglio: ha tolto alla canzone la sua aura di mito e l’ha riportata alla vita, nuda, imperfetta, vera.
«Mi sono sposato troppo giovane, ero un ragazzino», ha raccontato. «Due anni dopo ho conosciuto una ragazza dai capelli rossi, e siamo finiti in un mulino insieme. Forse dopo questa storia capirete meglio la canzone».
Subito dopo è partita “Il mio canto libero”. Il Petruzzelli si è acceso di colpo: dalle poltrone, una dopo l’altra, si sono alzate le torce dei cellulari, come se il pubblico avesse bisogno di partecipare fisicamente a quella confessione. Non solo un concerto, ma un momento condiviso.
