SEZIONI
SEZIONI
Bari
Sfoglia il giornale di oggiAbbonati

Bari, il Comune e l’Anpi escluse come parti offese per l’omicidio di Benedetto Petrone

Il Comune di Bari e l'Associazione nazionale dei partigiani italiani (Anpi) sono stati esclusi come parti offese nell'udienza di opposizione all'archiviazione dell'indagine sulla morte di Benedetto Petrone, il 18enne operaio comunista ucciso il 28 novembre del 1977 durante un'azione di un gruppo di militanti fascisti nel capoluogo pugliese. Lo ha disposto la gip di Bari,…
l'edicola

Il Comune di Bari e l’Associazione nazionale dei partigiani italiani (Anpi) sono stati esclusi come parti offese nell’udienza di opposizione all’archiviazione dell’indagine sulla morte di Benedetto Petrone, il 18enne operaio comunista ucciso il 28 novembre del 1977 durante un’azione di un gruppo di militanti fascisti nel capoluogo pugliese.

Lo ha disposto la gip di Bari, Gabriella Pede, che dopo una breve camera di consiglio ha accolto l’eccezione presentata dagli avvocati Angelo Loizzi e Roberto Eustachio Sisto (che assistono alcuni dei sei indagati) ed escluso il Comune e l’Anpi. Rimane come parte offesa Porzia Petrone, la sorella di Benedetto, assistita dall’avvocato Michele Laforgia.

La Procura, che aveva iscritto nel registro degli indagati sei persone, ha chiesto nuovamente l’archiviazione dell’indagine. Pur rilevando «elementi quantomeno di fondato sospetto circa la partecipazione degli indagati al fatto», come scritto dal procuratore Roberto Rossi e dalla pm Grazia Errede nella richiesta di archiviazione, non appare possibile «formulare nei loro riguardi una fondata previsione di condanna» in quanto le indagini svolte non hanno «portato a ulteriori elementi di prova a corredo e riscontro» di alcuni dialoghi intercettati.

Alla richiesta si è nuovamente opposto l’avvocato Laforgia. «Gli odierni indagati – si legge nell’atto di opposizione alla richiesta della Procura – devono ritenersi corresponsabili del brutale omicidio di un ragazzo inerme e in condizioni di minorata difesa a causa dei problemi di deambulazione che gli impedirono di sottrarsi alla furia squadrista».

L’udienza è stata aggiornata al 13 maggio per la discussione delle difese.

Per l’omicidio di Petrone nel 1981 fu condannato a 22 anni di reclusione dalla Corte d’assise di Bari il solo esecutore materiale, Giuseppe Piccolo, con pena ridotta in appello a 16 anni nel 1982. Piccolo morì suicida in carcere due anni dopo la sentenza di secondo grado. Le nuove indagini sono partite dopo che, nel 2023, il gip a cui era stata precedentemente chiesta l’archiviazione di un’inchiesta aperta nel 2017 a carico di ignoti aveva disposto nuove indagini, riconoscendo l’esistenza delle aggravanti della crudeltà e dei motivi abietti nell’omicidio di Petrone.

CORRELATI

Bari, Cronaca","include_children":"true"}],"signature":"c4abad1ced9830efc16d8fa3827ba39e","user_id":1,"time":1730895210,"useQueryEditor":true,"post_type":"post","post__in":[489138,491019,491008],"paged":1}" data-page="1" data-max-pages="1" data-start="1" data-end="3">

Lascia un commento

Bentornato,
accedi al tuo account

Registrati

Tutte le news di Puglia e Basilicata a portata di click!