Il 2 gennaio 2025 Bari fu scossa dal ritrovamento di un neonato senza vita nella parrocchia di San Giovanni Battista, al quartiere Poggiofranco. È passato un anno esatto dal giorno in cui Bari si è svegliata con una notizia destinata a lasciare un segno profondo nella coscienza collettiva.
Era metà mattinata del 2 gennaio quando, all’interno della culla termica installata nella parrocchia di San Giovanni Battista, venne trovato il corpo senza vita di un neonato. Un luogo nato per offrire una possibilità di salvezza a chi non può o non riesce a crescere un figlio si trasformò, nel giro di poche ore, in simbolo di dolore e interrogativi.
L’attività investigativa
Le indagini avviate immediatamente dalla Procura hanno cercato di ricostruire cosa non abbia funzionato in quel meccanismo pensato per proteggere la vita. Secondo gli accertamenti tecnici, il sistema di riscaldamento della culla non avrebbe garantito una temperatura adeguata nelle ore notturne, quando il piccolo fu lasciato all’interno della struttura. Un malfunzionamento che, stando alle perizie depositate agli atti, potrebbe aver avuto un ruolo determinante nel decesso. Dopo mesi di verifiche, sopralluoghi e consulenze, il fascicolo giudiziario è arrivato a una svolta.
L’udienza dal gup
Il prossimo 5 febbraio compariranno davanti al giudice per l’udienza preliminare il parroco don Antonio Ruccia e l’elettricista installatore Vincenzo Nanocchio, entrambi rinviati a giudizio con l’accusa di omicidio colposo. Per l’accusa, al sacerdote spetterebbe la responsabilità della vigilanza sull’impianto e della corretta manutenzione della culla, mentre all’installatore viene contestata la realizzazione dell’impianto e la certificazione del suo corretto funzionamento.
Don Ruccia, figura molto conosciuta nel quartiere per il suo impegno sociale e caritativo, ha sempre sostenuto di aver agito in buona fede, affidandosi a professionisti qualificati e rispettando le indicazioni previste. Dal canto suo Nanocchio, attraverso i propri legali, ha ribadito che l’impianto era funzionante al momento dell’installazione, chiamando in causa eventuali carenze successive. Intanto la parrocchia resta un luogo segnato dal silenzio e dal rispetto.
La culla termica, rimossa e sequestrata per mesi, rappresenta ancora una ferita aperta per la comunità. Nel primo anniversario di quella tragica scoperta, Bari continua a interrogarsi su responsabilità, prevenzione e sul valore di strumenti che dovrebbero tutelare le vite più fragili, perché una tragedia simile non debba più ripetersi. Ancora oggi, l’intera comunità cittadina è in attesa di risposte mentre la giustizia prova a fare luce su una morte che non smette di interrogare la città.