Svolta nelle indagini sull’omicidio di un 40enne brindisino, ucciso con quattro colpi di pistola nei pressi dello stadio San Nicola di Bari la notte del 4 maggio del 2002.
A quasi 24 anni dai fatti i carabinieri, grazie anche alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che avrebbe partecipato all’azione, hanno arrestato un pregiudicato con l’accusa di omicidio in concorso aggravato da motivi abietti, dalla condizione di minorata difesa della vittima e dal fine di eseguire una rapina a mano armata.
I militari, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia, hanno ricostruito quanto accaduto quella sera.
Secondo l’accusa tre uomini (l’arrestato, il collaboratore di giustizia e un altro che, nel frattempo, è morto) avrebbero programmato una rapina a mano armata ai danni di persone che frequentano la zona dello stadio San Nicola per fruire di prestazioni sessuali.
Uno dei tre indagati avrebbe indotto la vittima ad appartarsi in una zona buia e isolata. A quel punto sarebbero intervenuti i due complici, avvicinandosi alla vettura per commettere la rapina. Il 40enne si sarebbe accorto di quanto stava accadendo e avrebbe tentato la fuga ma sarebbe stato colpito da almeno quattro colpi di arma da fuoco, che sarebbero stati esplosi dall’arrestato con una pistola calibro 9×21 regolarmente detenuta da uno dei complici.
Dopo l’omicidio, i tre avrebbero “perquisito” l’auto della vittima, spostando i vestiti e lo stesso mezzo di alcune centinaia di metri, per renderlo meno visibile e abbandonarlo. Una ventina di giorni dopo sarebbero tornati sul posto per incendiare il veicolo.
Gli indagati avrebbero però lasciato impronte digitali risultate decisive nel corso delle indagini, insieme alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia.
