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Bari Cronaca

Bari, truffano un’anziana e si fanno consegnare gioielli per 100mila euro: due arresti

Con la tecnica del finto nipote sarebbero riusciti a farsi consegnare gioielli e preziosi per un valore complessivo di 100mila euro da un’anziana donna di Bari. L’episodio è avvenuto il 24 novembre dello scorso anno e ora i carabinieri hanno identificato i due presunti truffatori, una donna di 50 anni e un giovane 22enne, entrambi napoletani, che sono stati arrestati per truffa.

Stando a quanto emerso dalle indagini, il ragazzo avrebbe telefonato alla vittima presentandosi come nipote e dicendole che il padre era impegnato in un’operazione postale per cui servivano 100mila euro come garanzia per portarla a conclusione.

La pensionata ha raccolto quanto aveva in casa, tra cui oro e monili preziosi, che ha poi consegnato a un uomo che si sarebbe presentato come collaboratore incaricato di ritirare i beni.

A confermare il racconto della donna, che ha sporto denuncia, sono state le immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza della zona che hanno permesso ai carabinieri di vedere in volto i presunti truffatori. I due sono agli arresti domiciliari.

Le indagini

Si sono mossi con «modalità insidiose» e «sofisticate» Stefano De Luise e Immacolata Salzano, il 22enne e la 50enne di Napoli arrestati. Come si legge nell’ordinanza del gip Giuseppe Ronzino, che ha disposto i domiciliari per entrambi, i due sarebbero arrivati in Puglia con un’auto a noleggio e, dopo aver raggirato l’anziana al telefono (parlando «senza alcuna inflessione dialettale», come ha denunciato la donna), si sarebbero fatti consegnare un orologio in oro bianco, sei bracciali in oro, spille, orecchini e anelli preziosi.

I carabinieri, che hanno condotto le indagini, sono riusciti a identificare i presunti responsabili visualizzando le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona. I due, come rilevato dal gip, sono stati arrestati «mentre stavano ponendo in essere una condotta analoga ai danni di una persona anziana».

Al colpo, ritengono gli inquirenti, avrebbero collaborato anche altri complici rimasti al momento ignoti. E data le «modalità della condotta», il «contegno serbato» e la «particolare organizzazione messa a punto», il gip ritiene verosimile il collegamento tra gli indagati e «articolate organizzazioni criminali deputate alla realizzazione di delitti analoghi».

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