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Bari Cronaca

Bari, si suicida col metadone dopo aver subito uno stupro l’8 marzo

Violentata per strada nella notte dell’8 marzo e morta meno di un mese dopo in una stanza presa in affitto a pochi passi dal Policlinico. È una storia tragica e silenziosa quella di una 26enne di Triggiano, spezzata tra il trauma di una violenza e una fragilità che, secondo quanto emerso, l’avrebbe condotta a un’overdose fatale di metadone.

La giovane era la persona offesa in un procedimento penale per violenza sessuale. La Procura di Bari aveva disposto per lei un incidente probatorio: un passaggio cruciale per cristallizzare il suo racconto e rafforzare l’impianto accusatorio nei confronti di un 27enne di origine nigeriana, arrestato all’alba del 9 marzo. Ma quando gli agenti hanno tentato di notificarle l’atto, la risposta è stata drammatica: «persona offesa deceduta».

Il corpo della ragazza era stato trovato il 4 aprile in una casa vacanze di via Picone. A dare l’allarme era stato il giovane con cui aveva trascorso la notte, uscito per fare colazione e rientrato poco dopo, trovandola priva di sensi sul letto. L’autopsia ha chiarito le cause della morte: arresto cardiaco provocato da un’assunzione eccessiva di metadone. Nessun segno di violenza recente sul corpo, né responsabilità emerse a carico dell’uomo presente quella notte. Eppure, appena poche settimane prima, la 26enne aveva denunciato uno stupro.

All’alba del 9 marzo aveva chiamato il 112, raccontando di essere stata aggredita in via Oberdan mentre portava a spasso il cane. In Questura aveva ripercorso quei momenti con lucidità, descrivendo l’aggressione: bloccata alle spalle, immobilizzata e violentata da uno sconosciuto. Aveva parlato di una stretta al collo, della difficoltà a respirare, dei tentativi inutili di chiedere aiuto in una strada deserta.Nonostante i segni evidenti sul corpo, aveva rifiutato di recarsi in ospedale. «Mi sento già troppo violata», avrebbe detto agli agenti.

Una scelta che ha reso più complesso raccogliere ulteriori prove, ma non ha fermato le indagini, che hanno portato all’arresto del presunto responsabile nel giro di poche ore. Dopo la denuncia, la giovane era tornata a una vita segnata da difficoltà. Aveva perso il lavoro e viveva in condizioni precarie. Secondo quanto ricostruito, avrebbe iniziato a fare uso di sostanze, forse nel tentativo di gestire il peso di quanto subito. Un equilibrio fragile, che si è spezzato definitivamente nella notte tra il 3 e il 4 aprile. La sua morte non cancella il procedimento penale.

La Procura ha già disposto il giudizio nei confronti dell’uomo accusato di violenza sessuale, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Ma la sua voce, quella testimonianza diretta che avrebbe dovuto essere raccolta in incidente probatorio, non potrà più essere ascoltata. Resta il senso di una vicenda che intreccia violenza, solitudine e marginalità, e che lascia aperti interrogativi profondi sulla capacità di intercettare e sostenere chi, dopo un trauma, resta solo ad affrontarne le conseguenze.

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