Il numero uno della Procura di Bari e della Direzione distrettuale antimafia di Bari e Foggia, Roberto Rossi, ha pronunciato parole che hanno fatto molto discutere: «Ci sentiamo soli». Una frase che non nasce da una percezione emotiva, ma da un’analisi concreta delle difficoltà operative. Il procuratore, con tono fermo, entra nel merito del suo allarme e ne spiega le ragioni, partendo dal bisogno di strumenti adeguati e di risorse umane ormai insufficienti.
Procuratore, quando dice «ci sentiamo soli», cosa intende esattamente?
«Ci aspetteremmo risposte chiare e immediate alle esigenze che segnaliamo da tempo. Servono sistemi informatici più efficienti e veloci, ma soprattutto serve personale. Non è più possibile sostenere carichi di lavoro così vasti con organici che non rispecchiano la realtà attuale».
Siete dunque sotto organico?
«Senza ombra di dubbio. Ci sono tre sostituti procuratori che non dispongono del personale di segreteria e sono costretti a prenderlo in prestito da altri uffici. Questo comporta inevitabili rallentamenti a catena e incide negativamente sulla produttività complessiva».
Di quanto è sottodimensionata la Procura di Bari?
«Gli organici furono pensati in epoche in cui la mole di reati era molto diversa. Oggi noi procuratori siamo sottodimensionati del dieci per cento. Al momento, oltre a me e ai miei quattro aggiunti, ci sono trentatré sostituti. Dobbiamo operare su un territorio che conta un milione e cento mila abitanti e che registra circa quarantamila notizie di reato pendenti».
La carenza riguarda tanto il personale togato quanto quello amministrativo?
«Certamente. L’ufficio amministrativo è ridotto quasi di un quinto. Siamo al diciotto per cento in meno rispetto al necessario. E questo incide pesantemente sulla capacità di evadere le pratiche e garantire tempestività».
Quali sono i numeri dei carichi di lavoro?
«Sono numeri imponenti. Nel solo scorso anno abbiamo registrato 15.843 notizie di reato riferite a persone identificate, 2.759 fascicoli destinati al giudice di pace e ben 32.807 notizie di reato a carico di ignoti. È facile comprendere come un apparato così ridotto faccia fatica a sostenere un tale volume».
Questo rischio può tradursi in un disservizio per i cittadini?
«Purtroppo sì. Al momento ci sono duemila fascicoli già lavorati che attendono di essere evasi a causa delle carenze strutturali. Quando mancano persone e strumenti, la giustizia rallenta, e questo è un danno per tutti».