Stipendi tra i più bassi d’Italia e un contratto collettivo nazionale fermo da vent’anni. Sono queste le ragioni che hanno spinto i lavoratori del Teatro Petruzzelli e dell’Istituzione Concertistica Orchestrale della Città metropolitana di Bari a mobilitarsi oggi davanti alla Prefettura.
La protesta si è svolta in concomitanza con le iniziative analoghe organizzate nelle dodici città italiane sedi di fondazioni lirico-sinfoniche, unite nel rifiuto verso l’attuale bozza del nuovo Codice dello spettacolo.
Al sit-in hanno partecipato cantanti, musicisti, personale amministrativo e maestranze. I manifestanti hanno anche intonato il “Va, pensiero” di Giuseppe Verdi.
A portare la solidarietà delle istituzioni locali è intervenuto Vito Leccese, sindaco metropolitano di Bari e presidente della Fondazione lirico-sinfonica Teatro Petruzzelli. «Ho la sensazione che il governo e la maggioranza di centrodestra siano oggi più interessati ai temi della governance delle Fondazioni lirico-sinfoniche che non al lavoro dei musicisti e alla qualità del prodotto culturale che queste istituzioni sono chiamate a garantire», ha affermato il primo cittadino.
Il nodo centrale della vertenza, oltre al blocco contrattuale ventennale, riguarda l’inadeguatezza degli adeguamenti salariali rispetto al costo della vita, una condizione che sta rendendo la stabilità economica degli artisti sempre più precaria.
Leccese ha ribadito l’importanza di un cambio di rotta deciso: «La loro è una rivendicazione giusta: chiedono un contratto collettivo nazionale di lavoro che sia finalmente adeguato alla dignità della loro professione, sia sotto il profilo ordinamentale sia sotto quello economico. Mi auguro che la mobilitazione in corso possa spingere il governo e il Parlamento a stanziare le risorse necessarie per riformare la parte economica del contratto nazionale».