Non bastano più solo 50 euro per fare una spesa familiare settimanale, i beni di prima necessità sono aumentati in alcuni casi anche più del 100%. Situazione simile, se non peggiore poi, quella degli affitti che in città raggiungono anche i 1.600 euro mensili. L’allarme arriva dall’associazione Consumerismo e in particolare, dalla delegata per il Comune di Bari Raffaella Lauciello che ha denunciato: «A Bari si registra un’inflazione da sopravvivenza, non si tratta di un normale ciclo economico, ma di una mutazione strutturale del mercato che sta erodendo la qualità della vita dei baresi».
I costi della spesa
I dati provengono dal Report Annuale sul Potere d’Acquisto (2016-2026) curato dal Presidente Nazionale di Consumerismo Luigi Gabriele che non a caso si intitola «Andavo a 50 all’euro». A spaventare maggiormente infatti, è il dato che analizza la banconota da 50 euro, la quale nel 2016 permetteva a una famiglia barese di riempire il carrello settimanale medio. Ora, invece, lo stesso importo riesce a coprire solo tre o quattro giorni di beni di prima necessità per una sola persona. Questo dimostra come i prezzi stiano salendo esponenzialmente.
Sono i dati Istat in riferimento a gennaio 2026 a confermare quest’andamento, inserendo Bari tra le 10 città italiane più costose e in cui si attesta un’inflazione del 1.9%, quasi il doppio della media nazionale. L’emergenza vera, secondo Consumerismo, si trova in particolare, nei beni di prima necessità nel settore alimentare. Il report dell’associazione racconta infatti, che la pasta e il pane hanno subito rincari del 70-90%, mentre il prezzo dell’olio d’oliva è balzato oltre il 130%. Carne e pesce infine, registrano un aumento del 40-60%, portando a un progressivo impoverimento della dieta dei baresi.
Emergenza Casa
Poi, c’è l’emergenza casa che non fa che terrorizzare i giovani studenti che arrivano in città, ma anche tante famiglie, le quali non potendosi permettere di affrontare l’acquisto di un appartamento, sperano di cavarsela meglio con un affitto, ma purtroppo spesso si sbagliano. Infatti, gli affitti urbani a Bari, secondo il report di Consumerismo, sono saliti addirittura dell’80 -100%. Inoltre, nel 2016 l’affitto pesava sullo stipendio solo il 23%, ora invece, prende il 50-70% del salario rendendo impossibile il risparmio, soprattutto per i giovani. Anche il costo della luce e del gas sono raddoppiati portando una famiglia a pagare anche 1.400 euro di consumi. A tutto questo poi si aggiunge, che si registrano redditi stagnanti: i salari sono rimasti fermi a 1.300 euro nominali.
Le richieste
Dato questo quadro drammatico, da Consumerismo chiedono interventi immediati. La delegata barese Lauciello ha spiegato che servirebbero «Un adeguamento dei salari all’inflazione reale, il monitoraggio della Grande distribuzione organizzata affinché siano emesse sanzioni per le speculazioni su pane, pasta, latte e uova, fasce di consumo energetico protette per famiglie a basso reddito e la regolamentazione degli affitti brevi». La delegata ha poi, concluso: «La riduzione consumi non è solo un dato economico, ma un impoverimento della sfera relazionale dei nostri cittadini».