«I porti non sono luoghi neutrali, ma nodi strategici della guerra. E noi non saremo complici». È questo il grido che si è alzato oggi dai varchi del porto di Bari, dove è andata in scena una partecipata manifestazione nell’ambito dello sciopero dei portuali contro il riarmo.
Lavoratori, studenti e associazioni hanno picchettato l’ingresso dello scalo marittimo sventolando bandiere e lo striscione inequivocabile: «Nessuna nave da guerra nel porto di Bari». Al centro della protesta, il sospetto che le banchine pugliesi siano utilizzate come snodo logistico per l’invio di armamenti verso zone di conflitto, in particolare verso Israele.
Particolarmente duro l’intervento dell’Assemblea Bari per la Palestina, che ha denunciato un muro di gomma istituzionale. «Pretendiamo di sapere cosa parte da qui – hanno dichiarato i manifestanti –. C’è un silenzio assordante del Comune e un diniego all’accesso agli atti da parte dell’Agenzia delle Dogane». La piazza chiede coerenza a Regione Puglia e amministrazione comunale: «Si sono spesi mediaticamente per la causa palestinese, ora dimostrino con i fatti se da questo porto transitano armi verso uno stato accusato di genocidio». La mobilitazione rivendica il diritto dei lavoratori a conoscere la natura delle merci movimentate, invocando l’embargo commerciale e il rispetto del diritto internazionale.









