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Bari, nel plesso Asclepios del Policlinico una piscina per riabilitazione fantasma: realizzata e mai entrata in funzione

Una piscina progettata per la riabilitazione dei pazienti con disabilità, completa di attrezzature e con personale formato appositamente. Eppure, nonostante fosse pronta per essere utilizzata, non ha mai aperto i battenti. È la vicenda, per certi versi paradossale, della piscina collocata nel piano interrato del plesso Asclepios del Policlinico di Bari. La struttura venne realizzata…
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Una piscina progettata per la riabilitazione dei pazienti con disabilità, completa di attrezzature e con personale formato appositamente. Eppure, nonostante fosse pronta per essere utilizzata, non ha mai aperto i battenti.

È la vicenda, per certi versi paradossale, della piscina collocata nel piano interrato del plesso Asclepios del Policlinico di Bari. La struttura venne realizzata contestualmente alla costruzione del padiglione Asclepios, con l’obiettivo di offrire un servizio di riabilitazione in acqua destinato soprattutto alle persone con difficoltà motorie.

L’idroterapia rappresenta, infatti, uno degli strumenti più efficaci nel percorso riabilitativo per molte patologie, cardiologiche, neurologiche e ortopediche.

La piscina sarebbe stata completata e dotata delle apparecchiature necessarie al funzionamento. Non solo: per rendere operativa l’attività terapeutica sarebbero stati, anche, formati fisioterapisti specializzati nella riabilitazione in acqua, utilizzando risorse pubbliche.

Nonostante ciò, il servizio non sarebbe mai stato attivato. La vasca non avrebbe mai ospitato pazienti e, con il passare del tempo, la struttura sarebbe stata progressivamente lasciata inutilizzata. Secondo le segnalazioni, nel corso degli anni non sarebbe stata neppure sottoposta alla necessaria manutenzione. La vicenda è stata più volte portata all’attenzione delle istituzioni.

In particolare, Luigi Cipriani ha presentato nel tempo diverse denunce alla Procura della Corte dei Conti, chiedendo di accertare eventuali responsabilità legate alla mancata attivazione della piscina e all’utilizzo dei fondi pubblici impiegati per realizzarla e per formare il personale. Ad oggi, tuttavia, non risultano individuati responsabili per quella che molti osservatori definiscono una situazione difficile da spiegare: una struttura costruita, attrezzata e teoricamente pronta all’uso, ma mai entrata in funzione. Un caso che continua a sollevare interrogativi, soprattutto considerando il valore che un servizio di riabilitazione in acqua avrebbe potuto avere per numerosi pazienti del territorio.

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