«Da ex la vivo malissimo, da tifoso ancora di più. Credo che siamo arrivati al colmo, al massimo del ridicolo, è difficile trovare altre parole». Pietro Maiellaro non nasconde tutta la sua amarezza per la crisi infinita del Bari, penultimo in Serie B e sempre più senz’anima. «Stanno cercando di risolvere i problemi, ma la verità è che quando si usa poco la testa è naturale pagarne le conseguenza. La società ha preferito fare di testa propria, nonostante stampa e addetti ai lavori, da tempo, avessero messo in guardia rispetto alla piega che stava prendendo la stagione. Quando si programma male, questi sono i risultati. Spero in un aiuto divino, almeno per arrivare ai playout. Ma anche per questo servirebbe un miracolo».
Gli errori
Lo Zar di Puglia non fa sconti a nessuno. «Si parla tanto di responsabilità, ma c’è qualcuno che se le assume? Hanno sbagliato tutto, partendo dalla scelta dei calciatori. Da agosto si era capito quale fosse il valore la squadra. Hanno deciso di puntare ancora una volta su tante scommesse. Anche a gennaio sono arrivati tanti «cadaveri», gente sconosciuta e senza attributi. Una brodaglia inutile. Eppure una squadra chiamata a salvarsi doveva puntare su calciatori pronti, veri, di carattere. Molti hanno detto no? Il mercato doveva essere gestito da persone più competenti, esperte, autorevoli, capaci di convincere anche gli scettici. A dirigenti come Perinetti e Angelozzi, in casi simili, non si diceva ‘no’».
La rivoluzione bocciata
Per Maiellaro la «mancata conferma di Longo in estate è stato un grave errore», insieme al repulisti tecnico. «Sfasciare il centrocampo, lasciando partire giocatori che formavano un impianto collaudato, è stato un azzardo. Poi è partito il classico scaricabarile, con due allenatori cacciati, ma senza prendere provvedimenti nei confronti della direzione sportiva». Severo il giudizio dell’ex fantasista biancorosso sul flop della «baresità»: «Partipilo e Castrovilli avrebbero dovuto dare una mano. Non sono riusciti ad integrarsi. Ma è qualcosa che non riesco francamente a digerire». Schietta e lucidità anche l’analisi sulla sterilità offensiva del Bari, maglia nera in B per gol segnati. «Per attaccare bene serve la compattezza di tutta la squadra. Se manca questa componente i gol non arrivano. Ci sono poche idee, troppi errori in difesa e a centrocampo. Non vedo fiducia, né cattiveria agonistica. Ma è la fiducia che ti trasmette sicurezza. Diciamolo, il calcio è un’altra cosa».
L’ambiente
Maiellaro difende a spada tratta i tifosi, anche quelli più arrabbiati. «Sono stanchi di questa presa in giro. Bisogna essere più chiari nei confronti della tifoseria. Le contestazioni andavano fatte prima, anche se certe volte l’indifferenza può essere ancora più efficace. Una piazza come Bari merita un altro trattamento».
Il futuro
«In B – osserva Maiellaro – il Bari deve essere protagonista, non può navigare come un canotto nell’oceano. Quando le cose non vanno bene bisogna avere il coraggio di togliere il disturbo. Mi auguro che si arrivi a una svolta societaria. Prendere ora il Bari non è semplice. Spero che vada in porto la cessione. Ma non sarà facile in caso di retrocessione in C. I De Laurentiis dovrebbero pensare meno ai propri interessi, anche rimettendoci dei soldi, e mettersi una mano sulla coscienza».
Il rischio della C «Per sperare di salvarti – avverte l’ex numero 10 del Bari – devi viaggiare ad una media da playoff. Sarà dura. Non vedo più del 10-15% di possibilità. La C con i De Laurentiis? Sarebbe un fallimento totale. Eppure con credo che siano venuti a Bari per fare beneficienza. Nei primi anni la gestione è stata diversa, si giocava per vincere. In B, complice l’assenza di programmazione e l’assenza di dirigenti competenti, sono arrivate le difficoltà. Ormai gli indizi sono chiari: non c’è mai stata progettualità e una chiara volontà di lottare per la promozione. Dovevano cedere il club dopo la sconfitta nella finale playoff. Ora siamo qui a raccogliere i cocci, con un piede e mezzo in C».










