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Bari piange Vito Savino, addio allo storico professore di filosofia del liceo Orazio Flacco

Figura di riferimento della sinistra, la sua eredità più significativa resta tuttavia legata all’insegnamento. Ha guidato generazioni di studenti

Bari piange Vito Savino, addio allo storico professore di filosofia del liceo Orazio Flacco

Bari piange la scomparsa di Vito Savino, storico professore di filosofia del liceo classico Orazio Flacco, figura di riferimento della cultura e della sinistra barese.

La traiettoria di Savino inizia nel 1967 tra le aule di Giurisprudenza. Giovane studente, si impone rapidamente come uno dei protagonisti del Sessantotto a Bari. Anni intensi caratterizzati dalle riunioni nella sede del Psiup, dalle occupazioni e dai collegamenti con i movimenti francesi.

Negli anni Settanta prosegue il suo impegno contro i rigurgiti neofascisti in città, per poi militare nel Pci e nella Cgil, mantenendo sempre una presenza attiva e una spiccata ironia.

La sua eredità più significativa resta tuttavia legata all’insegnamento al liceo Flacco. Per decenni ha guidato intere generazioni di studenti che ne ammiravano la capacità di trasmettere moralità e senso critico, insegnando non cosa pensare, ma come pensare.

Il ricordo del sindaco Vito Leccese

Con Vito Savino, Bari perde «una figura che ha attraversato la storia politica, civile e culturale della nostra città senza mai smettere di discutere e interrogarsi». Savino, ricorda il primo cittadino, «è stato protagonista delle stagioni più intense della nostra comunità: il movimento studentesco, le battaglie per la scuola pubblica nel sindacato degli insegnanti e una lunga militanza nella sinistra democratica, dal Psiup al Comitato antifascista antimperialista, fino al Pci e all’Anpi».

Oltre all’impegno politico, Leccese ne ricorda anche quello con i suoi studenti: «Per generazioni di baresi è stato soprattutto il professore di filosofia dei licei Flacco e Salvemini, un insegnante amatissimo dai suoi studenti, capace di trasmettere non solo conoscenze, ma soprattutto il valore del pensiero critico, del dubbio e del confronto. Per lui – continua il sindaco – l’antifascismo è stato una lente pulita con cui leggere le contraddizioni del presente. Mente raffinata, rigorosa, ironica e capace di guardare alla politica e alla società con uno sguardo acuto. In un’epoca di risposte facili, parlare con Vito significava tornare a casa con una certezza in meno: una qualità rara, propria solo di chi ha fatto del pensiero libero la propria cifra umana e civile».