Inizia oggi il primo round del «braccio di ferro» giudiziario tra la famiglia De Laurentiis e la FIGC sulla delicata controversia della multiproprietà. Dinanzi al Tribunale Federale verrà discusso il ricorso presentato da Filmauro e, in proprio, da Aurelio e Luigi De Laurentiis, in qualità di legali rappresentanti di Napoli e Bari. I ricorrenti hanno impugnato il provvedimento approvato all’unanimità lo scorso 30 settembre dal consiglio federale che, modificando le regole fino a quel momento in vigore, ha sancito il «divieto assoluto di partecipazione societaria in più di un club professionistico dalla Serie C in su». Un atto che sostanzialmente aveva e ha l’obiettivo di risolvere le due multiproprietà tra Napoli e Bari e Verona e Mantova per evitare un nuovo «caso Salernitana». La FIGC ha fissato il limite temporale dell’inizio della stagione sportiva 2024-2025 per risolvere il conflitto normativo e scegliere quale società continuare a gestire.
I presidenti del club barese e partenopeo puntano a dimostrare attraverso il ricorso che le modifiche apportate da parte dell’organo esecutivo del calcio Italiano avrebbero violato principi costituzionali e del diritto comunitario. Una delle principali limitazioni riguarderebbe, secondo i ricorrenti, la «libertà di iniziativa economica privata». Ma non solo: l’azione del presidente Gravina sarebbe vista anche come una forma di «restrizione alla concorrenza».
Uno dei motivi principali alla base del ricorso si fonda sul cosiddetto principio di affidamento incolpevole della società: in sostanza i De Laurentiis contestano come le regole sulla multiproprietà siano state cambiate dopo aver rilevato il titolo sportivo del Bari, subendo inevitabilmente un danno economico e patrimoniale nella gestione del club. Nel ricorso si evidenzia che a partire dal luglio 2018 la FIGC abbia permesso alla SSC Bari di iscriversi ai campionati di Serie D e poi successivamente a quelli di Serie C, in un contesto di regole fino a quel momento chiare a tutti sul tema della gestione partecipata di club.
Ancora, si pone l’accento su un passaggio procedurale avvenuto a maggio 2021 quando sempre la FIGC, intervenendo sul tema, fece riferimento ad una disposizione transitoria che recitava «le situazioni di controllo diretto e/o indiretto esistenti alla data del 26 aprile 2021 restano regolate dalle disposizioni previgenti». Un principio smentito poi qualche mese più tardi, a settembre dello stesso anno, con la modifica regolamentare ratificata all’unanimità dal consiglio. Un atto che di fatto ha ribaltato tutto: se fino a settembre scorso la multiproprietà era ammessa, ma in categoria diverse, con la nuova norma è stato introdotto il divieto assoluto, sancito dalla deadline del 2024.
In sostanza il concetto espresso dai ricorsi è: prima ci permettete di sederci al tavolo per «giocare» e ci date delle regole. Poi mentre abbiamo iniziato la partita, investendo ingenti somme di denaro, cambiate le «carte in tavola», ponendo un limite di tempo per decidere da che parte andare.
Una bella patata bollente finita nelle mani del Tribunale Federale della FIGC, ma che è destinata a vivere diversi gradi di giudizio. Almeno cinque, senza contare la giustizia europea: in caso di respingimento del ricorso, si potrà adire la Corte d’Appello Federale della FIGC, quindi il Collegio di Garanzia del Coni. A quel punto, in caso ancora di esito negativo, la palla potrebbe passare nelle mani della giustizia ordinaria amministrativa: Tar del Lazio e in ultima istanza il Consiglio di Stato.
L’obiettivo del Bari e dei ricorrenti è quindi di annullare il limite temporale del 2024, per avere più spazio di azione nell’individuazione di una soluzione e nella gestione del club biancorosso.
Una vicenda, come si evince, non di facile risoluzione e che potrebbe condizionare programmi e obiettivi per il prossimo futuro. Ne sono una riprova le parole rilasciate anche ieri dal presidente del Bari, Luigi De Laurentiis, nel corso di un’intervista con Fortune Italia: «La situazione è molto vincolante. Lo sapevamo da quando nel 2018 abbiamo rilevato il titolo sportivo ed eravamo pronti ad investire per riportare Bari dove merita e nel frattempo trovare la giusta partita nella chiusura del cerchio. Al momento, in verità, non mi è permesso di arrivare in A con il Bari. A causa delle norme sulla multiproprietà posso restare solo in Serie B. In A dovrei trovare un fondo o un privato che abbia intenzione di trovare il giusto prezzo per il Bari. Al momento è questo il nostro destino. A meno che, a lungo termine, non si ceda una delle due squadre; in quel caso tutto cambierebbe. Ma dipende dai piani».