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Bari, il “no” dei rianimatori alla riapertura immediata del reparto al Policlinico

La riapertura della cardiochirurgia pediatrica preannunciata dal Direttore generale Antonio Sanguedolce, al Policlinico di Bari divide il fronte sanitario. A esprimere un dissenso netto e formalizzato sono i rianimatori pediatrici della Regione Puglia, che in una lunga e articolata dichiarazione inviata alla Direzione Generale e Sanitaria dell’azienda ospedaliera universitaria barese mettono in guardia da «una…
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La riapertura della cardiochirurgia pediatrica preannunciata dal Direttore generale Antonio Sanguedolce, al Policlinico di Bari divide il fronte sanitario. A esprimere un dissenso netto e formalizzato sono i rianimatori pediatrici della Regione Puglia, che in una lunga e articolata dichiarazione inviata alla Direzione Generale e Sanitaria dell’azienda ospedaliera universitaria barese mettono in guardia da «una ripartenza considerata prematura e potenzialmente pericolosa per i piccoli pazienti». Il punto non è amministrativo, chiariscono i firmatari, ma «clinico e organizzativo».

Secondo i rianimatori, la cardiochirurgia pediatrica è una delle attività a più alta complessità dell’intero sistema sanitario e non può essere riattivata dopo un lungo periodo di inattività senza un retraining strutturato e multidisciplinare. Le linee guida nazionali SARNEPI e SIAARTI e gli standard internazionali indicano tempi che vanno dai 12 ai 18 mesi prima di poter tornare a operare in sicurezza. Il dissenso nasce proprio da qui, ovvero dall’assenza, da oltre due anni, di una leadership anestesiologica con competenze specifiche e aggiornate in cardiochirurgia pediatrica, ritenuta un prerequisito irrinunciabile. A questo si aggiunge il rischio di «skill decay», il decadimento delle competenze tecniche documentato dalla letteratura scientifica quando procedure complesse non vengono praticate con continuità.

Per questo motivo, negli ultimi anni, molti bambini pugliesi con cardiopatie congenite sono stati trasferiti, anche, per centinaia di chilometri, soprattutto all’Ospedale Bambino Gesù di Roma. Una scelta definita «dolorosa ma necessaria» dai rianimatori, che ribadiscono come il «best interest» del paziente debba prevalere su ogni pressione legata alla riapertura locale del servizio.

Nel documento si chiede, inoltre, un potenziamento reale dell’organico medico e infermieristico, la dotazione di dispositivi essenziali previsti dalle linee guida e l’attivazione di una vera sub-intensiva pediatrica. Senza queste condizioni, avvertono, il rischio è di esporre i bambini a standard inferiori di sicurezza. Il confronto resta aperto, ma la posizione dei rianimatori è chiara, per loro nessun intervento elettivo può e deve essere effuttuato prima che la fase preparatoria sia completata e verificata.

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