Il nuovo Centro comunale di raccolta (Ccr) che dovrebbe sorgere in un’area adiacente al canale Valenzano, nel quartiere Japigia di Bari, «minaccia di compromettere in modo irreversibile un’area a forte vocazione naturalistica e di ledere la qualità della vita dei residenti del quartiere annesso». Lo afferma il circolo Legambiente Eudaimonia Bari in una nota.
Gli ambientalisti evidenziano che le «ragioni del nostro dissenso non sono ideologiche, ma si fondano su solide argomentazioni di natura ambientale e sociale».
Per Legambiente la localizzazione del Ccr nei pressi del canale Valenzano porterebbe più rischi che benefici: «Rischio inquinamento: la natura stessa di un centro di raccolta, anche se ben gestito, comporta la concreta minaccia di emissioni di odori molesti e il potenziale rilascio di percolato nel suolo e nelle acque, con conseguenze dirette sull’equilibrio dell’habitat fluviale. Disturbo alla fauna: l’aumento del traffico veicolare, il rumore e la presenza costante di attività operative rappresentano un fattore di disturbo per la fauna locale, che potrebbe alterare gli equilibri ecologici di un corridoio naturalistico di importanza cruciale. Degrado paesaggistico e visivo: l’inserimento di una struttura industriale in un contesto rinaturalizzato causerebbe un inevitabile degrado visivo e paesaggistico, svalutando un’area che dovrebbe essere protetta e valorizzata per la sua funzione ecologica e sociale», scrivono gli ambientalisti.
Andrebbero poi considerati i problemi che potrebbero avere i residenti «che vedrebbero compromessa la propria qualità della vita e il diritto a vivere in un ambiente salubre».
Sebbene «il progetto potrebbe non essere soggetto a una Valutazione di impatto ambientale (Via) obbligatoria», sottolinea ancora Legambiente, «questo non concede all’amministrazione alcuna “zona franca” normativa. Al contrario, impone un’attenzione ancora maggiore su altri vincoli cogenti, come ad esempio la Dgr Puglia n. 130, delibera regionale che individua esplicitamente le aree non idonee per impianti di gestione rifiuti. La definizione – sottolinea Legambiente – include le “zone naturalistiche vicine a centri abitati o corsi d’acqua“, una descrizione che corrisponde perfettamente alla localizzazione proposta. Inoltre, anche qualora non fosse richiesta una Valutazione di impatto ambientale (Via), l’area, per la sua vicinanza a un corso d’acqua, è quasi certamente soggetta a vincoli specifici che impongono restrizioni severe a nuove edificazioni e attività potenzialmente inquinanti».
Il circolo Legambiente Eudaimonia Bari, prosegue la nota, «non si oppone per principio alla realizzazione di Centri comunali di raccolta, al contrario, ne riconosciamo il ruolo strategico, come previsto anche dal Piano regionale di gestione dei rifiuti (Prgr) della Puglia, per migliorare la raccolta differenziata e contrastare l’abbandono illecito di rifiuti. Il nostro approccio non è ostativo, ma costruttivo. Il punto non è il “se”, ma il “dove”. La nostra osservazione è rivolta esclusivamente alla scelta di una localizzazione palesemente inidonea, che sacrifica un patrimonio naturalistico e la salute dei cittadini in nome di un obiettivo che potrebbe essere raggiunto altrove. La vera sostenibilità, infatti, non può essere perseguita a discapito di ecosistemi vulnerabili e del benessere delle comunità. La vera sfida per un’amministrazione lungimirante non è imporre una soluzione sbagliata, ma avere il coraggio di rimetterla in discussione e costruire, insieme alla comunità, un’alternativa realmente sostenibile. È questo che ora chiediamo».
La nota degli ambientalisti si conclude con una richiesta all’amministrazione comunale di Bari: «interrompere con effetto immediato l’iter autorizzativo relativo alla localizzazione attuale per consentire un riesame completo e approfondito del progetto» e «aprire un tavolo di confronto pubblico che coinvolga comitati di quartiere, residenti e associazioni ambientaliste per l’individuazione di siti alternativi e realmente idonei, che non compromettano aree di pregio naturalistico e residenziale».










