Una casa fredda, l’acqua che non si scalda e la paura che cresce con il passare delle ore e dei giorni. È la quotidianità di Elisa, 70 anni, che vive in un alloggio popolare nel complesso dell’Arca e che da giorni è costretta ad affrontare una paradossale situazione diventata ormai insostenibile. Da sola, senza alcun supporto concreto, deve prendersi cura dei suoi due figli affetti da gravi problemi di salute, mentre in casa manca l’acqua calda, un servizio essenziale che per lei e per i suoi familiari rappresenta una indiscutibile necessità primaria. La donna è scoppiata in lacrime, lasciandosi andare a un appello disperato.
Le sue parole raccontano stanchezza, paura e un senso di abbandono che pesa più delle difficoltà materiali. «Fate presto, ho paura», è il grido lanciato con la voce rotta dall’emozione. Elisa teme per la propria salute e per quella dei figli, costretta a gestire da sola situazioni delicate che richiederebbero attenzione continua e un adeguato sostegno sociale. L’assenza di acqua calda, in una casa popolare abitata da persone fragili, non è solo un disagio, ma diventa un problema di dignità e di sicurezza. Lavarsi, cucinare, mantenere un minimo di igiene quotidiana diventa complicato, soprattutto, quando in famiglia ci sono persone vulnerabili che necessitano di cure costanti e di un ambiente stabile.
La vicenda accende nuovamente i riflettori sulle condizioni di molte abitazioni popolari pugliesi e sulla solitudine in cui spesso vivono anziani e nuclei familiari con gravi fragilità. Elisa non chiede privilegi, ma un intervento immediato che le consenta di tornare a vivere in condizioni umane e di affrontare con meno paura le sue giornate. Il suo appello è rivolto alle istituzioni, agli enti gestori e ai servizi sociali per una situazione complessiva che necessita di una risposta rapida, concreta e capace di restituire serenità a una donna stremata e a due figli che dipendono completamente da lei.









