Bari si prepara a una nuova stagione della pianificazione urbanistica. L’Atto di indirizzo che accompagna il nuovo Piano Urbanistico Generale è già stato approvato in giunta il 9 aprile scorso, da domani inizia una nuova fase di incontri pubblici nei cinque Municipi della città. Questa fase è finalizzata a far conoscere gli orientamenti strategici del nuovo Pug e come si stanno delineando le trasformazioni che interesseranno ciascun ambito territoriale e favorire una lettura chiara a tutti.
Il Pug è un documento complesso e di vitale importanza per una città e per i suoi abitanti, non si tratta solo di palazzi da costruire o strade da asfaltare, intervengono questioni relative alle dinamiche demografiche, al mercato del lavoro, alla struttura occupazionale, alle riforme normative intervenute dal Piano Quaroni del 1976 ad oggi, in primis il Pptr (Piano paesaggistico territoriale regionale). E’ vero che come dice il proverbio “Roma non si è costruita in un giorno”, ma ormai sono passati 50 anni dal varo del piano Quaroni e in questo mezzo secolo Bari è cambiata e non di poco.
Il territorio comunale si estende per circa 117 chilometri quadrati e presenta una straordinaria varietà di paesaggi: dalla costa, elemento identitario e strategico, ai tessuti urbani più consolidati, fino agli spazi agricoli che ancora caratterizzano ampie porzioni del territorio periurbano. Il Piano Regolatore Generale del 1976, pur avendo guidato per decenni lo sviluppo cittadino, presenta oggi limiti evidenti. Le trasformazioni intervenute nel tempo, spesso attraverso strumenti urbanistici in deroga, hanno modificato significativamente il disegno originario della città. A questo si aggiunge la presenza di consistenti capacità edificatorie residue.
C’è un «residuo di cubatura» cristallizzato nel 2011 per circa 9,5 milioni di metri cubi di volumetria per la sola residenza. Questo non risulta più coerente con l’andamento demografico e con gli obiettivi contemporanei di sostenibilità territoriale. Da questa situazione emerge la necessità «di una città capace di ristabilire un equilibrio con il proprio paesaggio e di riconoscere il valore delle relazioni tra ambiente naturale, spazi aperti, infrastrutture e tessuti urbani. Il nuovo Pug non si limita quindi a ridefinire regole urbanistiche, ma punta a costruire una visione complessiva in grado di coordinare interventi, progetti e politiche pubbliche».
Particolare attenzione viene inoltre riservata al recupero del patrimonio dismesso, alla qualità urbana e alle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici.
Il nuovo piano si fonda su alcuni obiettivi prioritari. In primo luogo, la tutela e la valorizzazione del paesaggio, il contenimento del consumo di suolo, la salvaguardia delle aree agricole di pregio, il potenziamento delle infrastrutture verdi e il miglioramento della qualità ambientale della città. Grande importanza assume anche la rigenerazione urbana. Le nuove edificazioni dovranno privilegiare il riuso di aree già urbanizzate e di edifici esistenti. Il documento individua tre grandi strategie che orienteranno il futuro della città. La prima è la costruzione della «città paesaggio», fondata sul principio del costruire nel costruito e sulla valorizzazione degli spazi aperti come infrastrutture ecologiche. La seconda riguarda la giustizia spaziale, ovvero una distribuzione più equa di servizi, opportunità e funzioni urbane, secondo il modello della «città dei 15 minuti», nella quale i principali servizi siano accessibili in prossimità dei luoghi di vita quotidiana. La terza strategia riguarda l’integrazione dell’assetto infrastrutturale, con una particolare attenzione alla mobilità sostenibile e alle connessioni tra infrastrutture verdi, blu e sistema urbano.
